Lablé, Camerun: sistemiamo il dispensario

Stiamo accompagnando da un paio d’anni lo sviluppo della missione di Lablé delle Maestre Pie Venerini, attraverso vari progetti tra cui il Compleanno sospeso, i corsi di formazione per le donne, i lavori per la mensa… In questo momento vogliamo sostenere il piccolo dispensario, che versa in cattive condizioni: ci sono muri da intonacare, porte e finestre da sostituire, materassi da cambiare…

In particolare sono in pessime condizioni le stanze delle partorienti e i bagni a disposizione dei pazienti. Molte finestre sono prive di protezione e questo facilita l’ingresso di insetti, pioggia e polvere.
Suor Eveline vuole ospitare in maniera più dignitosa chi arriva in questo piccolo dispensario, perché si senta accolto fraternamente. Per questo e per migliorare anche la fornitura della piccola farmacia ci chiede un contributo di 6.000 euro. Il codice associato a questo progetto è 816T.

Zakpotà, Benin: fornitura per l’ambulatorio

L’ambulatorio di Zakpotà è pronto. Il materiale necessario è stato acquistato: bilancia con altimetro e bilance pesa neonati, lettini e lampade per le visite, armadietti per medicine e materiale, carrelli multifunzionali, termometri, ottotipo luminoso, misuratori per la pressione, materiale per le medicazioni e per visite ginecologiche, defibrillatore, aste porta flebo, materiali vari per l’arredo…

Tutto il materiale è ormai sistemato all’interno dell’ambulatorio, sono arrivati anche gli ultimi permessi e a settembre inizierà l’attività con la presenza continua di una infermiera e quella bisettimanale di un pediatra. Successivamente partirà anche la parte riferita alla ginecologia. Grazie a quanti hanno collaborato a realizzare questo ambulatorio!


All’inizio dell’anno scorso è stata terminata la costruzione dell’ambulatorio; le suore hanno ricevuto del materiale sanitario, ma non è sufficiente per avviare il servizio.

Durante l’estate alcuni medici hanno anche espresso il desiderio di andare a prestare la loro opera per un po’ di tempo a Zakpotà, ma questo non è possibile finché non siano stati arredati i due ambulatori previsti: Pediatria e prima accoglienza di ginecologia con Centro ascolto per ragazze e donne.

Le Maestre Pie Venerini ci chiedono quindi aiuto per poter terminare l’allestimento il prima possibile: sono tanti i bambini e le donne in cerca di cure e ascolto… Sono necessari una bilancia con altimetro e un’altra pesa neonati, lettini per le visite, apparecchi per misurare la pressione, defibrillatore, armadietti per medicine e materiale sanitario, cassettiere, carrelli multifunzionali…

Il preventivo è stato preparato con il supporto dei medici e si sono controllati i prezzi sia qui in Italia che in Benin. Infatti il materiale di facile trasporto sarà acquistato in Italia, mentre il resto sarà preso a Cotonou.

In tutto sono necessari 10.000 euro (codice progetto 818A)

Kabinda, R.D.Congo: luce per l’ospedale

I buoni samaritani esistono ancora, in tanti angoli del mondo, e l’Hopital du Bon Samaritain è una dello loro azioni. È una struttura fondata nella regione di Kabinda nel 2010 per offrire cure e assistenza alla popolazione di più di 100 villaggi, sparsi e distanti dall’ospedale della città più vicina, che si trova a 60 chilometri. Grazie a volontari con diverse specializzazioni lavorative provenienti da una cittadina vicina e provvisti di mezzi propri, l’ospedale ha lavorato molto bene dal 2010 al 2019; loro stessi avevano provveduto all’istallazione di pannelli solari, indispensabili al funzionamento dell’ospedale in un’area dove manca l’energia elettrica.

L’ospedale ha più di 100 letti, camere operatorie, una sala parto e un reparto di pediatria. La mancanza di strade, di mezzi di trasporto pubblico e il bassissimo reddito della popolazione impediva alla gente di curarsi, lasciando i malati morire a casa; anche la mortalità infantile e quella delle puerpere erano le più alte della regione. L’Hopital du Bon Samaritain ha significato molto per tutti.

Purtroppo adesso funziona saltuariamente soltanto un pannello solare, in quanto gli altri sono stati gravemente danneggiati da fulmini in più occasioni. È quindi indispensabile un aiuto finanziario per poter sostituire i pannelli danneggiati e permettere così non solo la totale ripresa delle attività diagnostiche e chirurgiche, ma anche la distribuzione di acqua potabile ai degenti, grazie all’utilizzo di una pompa idraulica. Per ripristinare una buona situazione occorrono 9.200 euro che raccogliamo con il codice 920E.

R.D.Congo: emergenza Ebola

L’epidemia di Ebola corre veloce in R. D. Congo e non si è fermata, anche se da noi non se ne parla quasi più. Il Gruppo India ha inviato un significativo contributo economico alle Suore Canossiane che operano a Bunia, Aru, Watsa e Ariwara per metterle in grado di prevenire i contagi. Stanno così acquistando equipaggiamenti di protezione per l’ospedale di Ariwara e il Centro di Salute di Aru: tute protettive, copriscarpe, maschere, guanti, disinfettante, candeggina, detergenti… Altro materiale servirà a mettere in sicurezza le cinque diverse comunità che operano in queste città, per consentire alle suore di proseguire la loro importante opera di servizio alla popolazione.

Ora chiediamo il vostro aiuto perché il quadro è ancora emergenziale. Il governo congolese si sta impegnando nella lotta contro la diffusione del virus, ma come ha dichiarato il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus: “L’epidemia corre più veloce della risposta”. Al 25 giugno si erano registrati 1.094 casi di Ebola con 277 decessi; al 6 luglio siamo già a 1.460 casi e 452 decessi. Il virus ha anche oltrepassato il confine con l’Uganda, dove i casi sono una ventina, con due decessi, ma dove sembra contenuto perché non ci sono nuovi casi dal 21 giugno.

Allo scoppio dell’epidemia c’erano meno di dieci posti letto disponibili, ora si superano i 500; la capacità dei laboratori è notevolmente aumentata ed è possibile effettuare i test in più laboratori distribuiti in tre province e non più nella sola Kinshasa. Ma tutto ciò va a colpire una regione che è già stremata da decenni di crisi umanitaria.
Questo è stato il primo appello che ci è arrivato a inizio giugno da suor Maria Marcela Lopez, che è rimasta bloccata a Bunia durante una sua visita proprio dallo scoppio dell’epidemia:

Questa epidemia di Ebola è stata dichiarata proprio nella provincia dell’Ituri che ha Bunia come capoluogo. La situazione è pericolosa perché non c’è il trattamento per guarire da questo virus, quasi 90% di casi confermati muoiono, la contaminazione si è propagata prima che il sistema di sanità se ne rendesse conto per lo spostamento della popolazione dal luogo dove è cominciata la malattia verso altri villaggi. Tante strutture sanitarie di Bunia hanno dovuto chiudere attività perché alcuni membri del personale sono morti per questo virus. Si contano più o meno 500 casi confermatati nel Paese di cui 400 nella Provincia dell’Ituri, più o meno 100 morti tra questi casi di cui 80 nell’Ituri. La situazione non è ancora catastrofica, ma è pericolosa; ci sono dei centri abilitati per accogliere e seguire tutti casi, si continua la sensibilizzazione della popolazione.

Il codice per contribuire è 330E.

Bohong, Centrafrica: ristrutturiamo il centro sanitario

La missione di Bohong, dopo alcuni anni di sospensione a causa delle devastazioni causate dalla guerra e dagli attacchi dei ribelli, è tornata a vivere. Grazie al Gruppo India molto è stato fatto negli anni scorsi, come per esempio la riapertura del foyer.

Il Centro Sanitario, una risorsa vitale per la popolazione di Bohong e dei villaggi circostanti però è ancora in uno stato di grave degrado.

Le Suore di S. Antida chiedono il nostro aiuto per poterlo ristrutturare e dotare di attrezzature e di medicine, latte e cibo nutriente per la lotta alla malnutrizione molto diffusa sia tra i bambini che arrivano al dispensario, sia tra quelli che affollano l’attigua scuola materna e primaria. Grazie per l’aiuto che ci permetterete di dare (codice progetto 886A).

Talasari, India: in aiuto ai lebbrosi

A Talasari l’impegno delle Suore Canossiane per la cura dei lebbrosi è tanto e va al di là delle strette cure mediche, perché si fa il possibile per far tornare le persone a una vita piena, vissuta dignitosamente: impianto di protesi, fisioterapia, formazione professionale per chi deve cambiare lavoro… Sono tante le strutture utilizzate per queste attività e quindi tanti i necessari interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria: ogni anno, in qualche luogo c’è un’impermeabilizzazione da migliorare o un muro da tinteggiare per rendere un locale accogliente.

Si possono aiutare questi nostri fratelli con offerte identificate dal codice 061R che in questo momento saranno dedicate espressamente a Talasari dove stiamo focalizzando l’aiuto per fare anche alcuni interventi di manutenzione straordinaria.

Koche, Malawi: un ospedale arricchito

Negli ultimi anni abbiamo aiutato molto il Koche Community Hospital, che può ora vantare un reparto maternità in grado di accogliere tante future mamme che desiderano partorire in sicurezza. Le Suore Canossiane, che lo gestiscono, tengono molto a questo ospedale, perché è l’unico punto di riferimento per tante persone che hanno problemi di salute. Gli ultimi due passaggi in questo continuo sviluppo sono stati l’acquisto di varie attrezzature per tutto l’ospedale e poi ancora l’installazione di un impianto solare nel reparto di ostetricia. Lo stesso impianto riesce a garantire illuminazione anche al reparto di chirurgia e quindi la crescita di questo ospedale consente di migliorare sempre più il servizio offerto al bacino di utenza (24 villaggi) con una popolazione totale di oltre 75.000 abitanti.

Ora il Koche Community Hospital può contare su un buon numero di sedie a rotelle, di set per il parto, l’ernia e la laparotomia, ha un localizzatore venoso e altri sussidi come lampade a led e contenitori per medicazioni. Molta tranquillità ha portato a tutti l’installazione dei pannelli solari: non è solo il vantaggio di veder ridotte le bollette ma soprattutto la serenità di poter contrastare i problemi causati dalle interruzioni di corrente che si verificano di tanto in tanto.

Avere i pannelli solari era un sogno, a lungo rimasto irrealizzabile poiché operiamo senza scopo di lucro. Ringraziamo Dio per essere intervenuto attraverso il vostro gentile sostegno. In effetti, ci avete aiutato a raggiungere il nostro obiettivo e avete notevolmente migliorato la nostra capacità di fornire assistenza sanitaria di qualità alla comunità.
Non ce l’avremmo mai fatta senza la vostra donazione. Ancora una volta grazie per aver creduto nella nostra missione e per averci aiutato a lasciare un segno positivo.
Vi ricorderemo sempre nelle nostre preghiere affinché Dio continui a ricoprirvi delle Sue abbondanti benedizioni.

Suor Mary Benito (Delegata Provinciale)

L’ospedale di Koche di notte… Ora i reparti di maternità e chirurgia sono illuminati, grazie!

Ngaoundal, Camerun: serve un fibroscopio

In attesa di realizzazione: abbiamo terminato la raccolta fondi, siamo in attesa che il progetto sia realizzato per darvi maggiori informazioni. Grazie a quanti hanno collaborato!

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Anni fa, grazie ad alcuni amici del Gruppo India, l’ospedale di Ngaoundal aveva acquistato un fibroscopio che è stato utilizzato per eseguire gastroscopie nei tanti soggetti affetti da dolori acuti e cronici allo stomaco. La fama di questo apparecchio, la cosiddetta “TV addominale”, si era sparsa rapidamente e il passaparola aveva fatto arrivare in ospedale e guarire molti pazienti.

Purtroppo però da qualche mese il fibroscopio è inutilizzabile perché la perdita di una piccola vite ha fatto entrare acqua nella telecamera. Già precedentemente c’era stato un altro guasto ed era stato possibile ripararlo, ma questa volta non c’è nulla da fare, perché l’apparecchio è vecchio, è difficile trovare pezzi di ricambio e solo a prezzi molto alti, comparabili con quelli di un nuovo fibroscopio.

Per questo suor Christine, che ora dirige l’ospedale delle suore di S. Antida, chiede un contributo di 7.000 euro per comprarne uno nuovo localmente per evitare le alte spese doganali affrontate con il primo acquisto che era stato fatto in Italia (perché all’epoca nessuno vendeva questi apparati sanitari in Camerun). Il codice progetto per aderire è 872M.

Per conoscere meglio la realtà di questo ospedale, pubblichiamo una testimonianza del dottor Giuseppe Puglia, un ginecologo siciliano, appena rientrato da uno dei suoi periodi di volontariato a Ngaoundal:

«Sono tornato a Ngaoundal dopo 5 anni, per la sesta volta, accolto dalle Suore della Carità di S. Giovanna Antida che mi hanno fatto sentire uno di loro. Buona anche l’accoglienza del personale dell’ospedale che conoscevo.

Ngaoundal si trova nel Camerun, in una zona rurale dell’Adamoua dove la gente ha un reddito molto basso e non può pagare le prestazioni sanitarie perché lo stato, tranne che per i malnutriti e i soggetti malati affetti da AIDS, non dà quasi nulla. Basti pensare che per i controlli in gravidanza (visite ed ecografie) e l’assistenza al parto, sia spontaneo che con taglio cesareo, corrisponde alla struttura solo 6.000 Franchi CFA che corrispondono a circa 10 euro.

A Ngaoundal, prima che sorgesse l’ospedale (entrato in funzione a metà aprile 2016) l’assistenza sanitaria era demandata ai Centri di Sanità, con sala parto, ma senza sala operatoria. Per poter effettuare un intervento chirurgico in urgenza, i pazienti dovevano essere trasferiti al più vicino ospedale, a 100 km di distanza, ma spesso morivano perché non c’era il tempo per arrivare. In questo contesto svolgevano la loro missione le suore di S. Giovanna Antida Thouret che hanno sentito, così, l’urgenza di costruire un ospedale che si avvia ormai al compimento del decimo anno di attività.

Con soddisfazione ho potuto constatare che negli ultimi anni, grazie al costante impegno e lavoro delle suore, con la presenza dei volontari e con l’aiuto economico di tanti amici e sostenitori, è cresciuta l’offerta dei servizi di oculistica, odontoiatria, oltre al laboratorio analisi, alla radiologia e alla gestione della sala parto.

Anche il blocco operatorio è migliorato nella continuità assistenziale garantita attualmente da una buona equipe medica e infermieristica. Qualche difficoltà c’è, in questo momento, per gli interventi urgenti, in modo particolare per quelli di chirurgia addominale, quando l’unico medico in grado di effettuarli non è presente. Anche i tempi di intervento sono migliorati per la presenza attiva anche di notte del personale del blocco operatorio.

Questo è il frutto della costante formazione del personale che, nel tempo, è stata voluta e sostenuta dalle suore, grazie a quanti, amici e sostenitori, gruppi e organismi, le accompagnano e le sostengono economicamente in questa loro impegnativa missione.

L’offerta aumenta anche con le campagne gratuite di oculistica, odontoiatria, ginecologia e altre specialità (…soprattutto quando sono presenti medici volontari). Naturalmente per tutti i medici c’è l’invito a mettere per qualche tempo la loro vita e le loro specializzazioni al servizio di chi è più svantaggiato.

Purtroppo a Ngaoundal le criticità storiche rimangono, quale il pareggio del bilancio e la presenza di un secondo chirurgo autorizzato per il quale si sta cercando di provvedere. C’è anche la necessità di un’ambulanza per il trasporto assistito dei pazienti che debbono essere trasferiti in altri ospedali per terapie specifiche.

L’ospedale è cresciuto ma…è necessario che i gruppi, le associazioni, gli amici e sostenitori che hanno contribuito finanziariamente a rendere possibile tutto questo, continuino a supportare economicamente l’ospedale, per mantenere e migliorare gli standard ottenuti, per completare ciò che manca, perché possa offrire le cure necessarie anche ai tanti che non possono contribuire.

In questa ottica mi rivolgo anche ai colleghi medici con l’invito a voler prendere in considerazione la scelta di dedicare un po’ del loro tempo e della loro professionalità a un’esperienza di volontariato all’ospedale di Ngaoundal: chi è ancora in servizio, utilizzando il tempo delle ferie, chi è in pensione per tempi anche più lunghi di volontariato.

Ve lo assicuro: sarà un dono grande per l’ospedale, ma sarà, soprattutto, un’esperienza che segnerà positivamente la vita di chi sceglierà di farla. Per quanto mi riguarda, vi assicuro che, ogni volta che torno a Ngaoundal,il mio bagaglio umanitario si arricchisce e mi rendo sempre più consapevole che quello che si riceve da questi popoli, in termini di amore e di gratificazione, è sempre molto di più di quello che riesco a fare per loro.

 

Dott. Giuseppe Puglia – ginecologo

Lomé, Togo: soccorriamo i bambini

In attesa di realizzazione: per ora abbiamo terminato la raccolta fondi, perché possiamo garantire il supporto promesso. Appena possibile vi daremo maggiori informazioni su come sta procedendo. Grazie a quanti hanno collaborato!

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I bambini affetti da HIV/AIDS che arrivano all’ospedale S. Bakhita delle Suore Canossiane sono praticamente abbandonati perché molto spesso sono stati contagiati in famiglia: alcuni sono orfani, altri non possono essere accuditi adeguatamente perché i genitori sono essi stessi malati e non hanno i mezzi economici per tutte le medicine. Questa situazione è allarmante e a volte le suore si sentono impotenti di fronte a così tanti bisogni.

L’ospedale Sainte Joséphine Bakhita delle Suore Canossiane è un ente di pubblica utilità senza scopo di lucro e le suore e il personale si dedicano a tutti i pazienti senza distinzione di sesso, etnia o religione. Ma è impossibile non sentirsi maggiormente coinvolti quando il paziente è un bambino abbandonato…

Il nostro desiderio è quello di poter prenderci cura almeno di coloro le cui famiglie sono maggiormente indigenti, così da non potersi permettere l’assistenza sanitaria, un’alimentazione adeguata e neanche una istruzione di base per i bambini. L’ospedale già cerca di coprire alcune spese, in particolare quelle sanitarie, ma non può coprire tutto. Chiediamo quindi l’aiuto del Gruppo India per seminare insieme gioia nei cuori di questi bambini e delle loro famiglie.

Che Dio riversi abbondantemente le Sue grazie sul Gruppo India e su ognuno dei benefattori. Con riconoscenza e gratitudine. Per le Suore Canossiane in Togo

suor Richarde Benissan

Per aiutare questi bambini a superare le grosse difficoltà che già incontrano nella vita si può inviare un contributo con codice progetto 342M.

Talasari, India: clinica più accogliente

È terminata la ristrutturazione della clinica per lebbrosi. Questa donazione ha trasformato completamente l’ambiente interno, con un impatto diretto sulla cura dei pazienti e sull’estetica dell’edificio, che ha comunque la sua importanza.

Dopo aver eseguito lavori di impermeabilizzazione laddove ce n’era bisogno, sono stati completamente ritinteggiati alcuni locali tra cui nove stanze per i degenti, uno spogliatoio per il personale, il guardaroba e la sala da pranzo. Ora tutti gli ambienti sono più caldi e accoglienti, con il miglioramento del morale dei pazienti e del personale. È stata così rafforzata la dignità della clinica che è ben conosciuta per gli standard di cura applicati.

I pazienti del Kusht Nivaran Davakhana hanno espresso profonda gratitudine per il generoso sostegno del Gruppo India, sottolineando il potenziale di trasformazione della donazione nel creare un ambiente positivo e che facilita la cura.

Suor Shalini D’Sousa, FdCC

Grazie a chi ha dato a queste persone, colpite da una malattia che sembra voler mettere a rischio la loro dignità umana, la possibilità di trovare cure in un luogo che invece rispetta pienamente tale dignità!

Importanza dell’igiene Sala da pranzo Formazione dei ragazzi