Bujumbura, Burundi: microcredito per le famiglie batwa

I Batwa sono un antico popolo indigeno di pigmei originario della regione dei Grandi Laghi nell’Africa centrale e in Burundi formano una parte della popolazione che deve affrontare un circolo vizioso di povertà, esclusione e discriminazione, aggravato dalla mancanza di terreni, dall’accesso limitato ai servizi sociali e da un insufficiente riconoscimento dei loro diritti. Questo progetto dei padri Gesuiti ha consentito a 18 famiglie di avviare attività nel campo dell’agricoltura, dell’allevamento e del piccolo commercio e consorziarsi creando una cassa cooperativa di mutuo aiuto.

I Batwa erano tradizionalmente cacciatori-raccoglitori che vivevano nelle foreste. Con la creazione dei parchi nazionali, la deforestazione e l’espansione agricola, sono stati cacciati dalle loro terre boschive e questo ha sconvolto il loro stile di vita.

Il progetto ha permesso di sostituire la caccia e la raccolta, ormai vietate, con altre attività. Lo scopo finale era comunque quello di consentire a queste famiglie di mandare i propri figli a scuola, perché troppo spesso i bambini dei Batwa non riescono a concludere il ciclo della scuola primaria e secondaria inferiore: vanno a scuola affamati, il che favorisce l’assenteismo e l’abbandono scolastico; le famiglie non possono comprare i libri e l’uniforme e di conseguenza i figli sono vittime di scherno, emarginazione e, talvolta, bullismo. A questo va aggiunto il fatto che molti genitori sono analfabeti e hanno difficoltà a seguire il percorso scolastico dei propri figli e a valorizzare l’istruzione formale.

È stata necessaria molta attenzione perché il progetto fosse “dei Batwa” e non solo “per i Batwa”. È stata fatta una prima riunione con le famiglie, in cui è stato spiegato il progetto e poi sono state invitate a presentare ognuna fino a tre attività produttive di reddito che si sentivano in grado di portare avanti, con relative previsioni di spesa. Nell’incontro successivo sono state esaminate tutte le proposte arrivate e ognuno ha scelto su cosa impegnarsi sotto la guida dei volontari della CVX. Questo ha consentito a padre Gratien, coordinatore del progetto, di pianificare i passi successivi: valutare quanto terreno affittare per le coltivazioni, quali e quanti animali acquistare, predisporre le scorte iniziali per i piccoli commerci, organizzare i successivi incontri con le singole famiglie per valutare l’andamento delle attività e fornire una guida ove necessario.

Delle 18 famiglie coinvolte otto hanno scelto di dedicarsi all’agricoltura, coltivando fagioli, arachidi, soia, mais o manioca; altrettante hanno optato per l’allevamento (una di pollame, quattro hanno scelto le capre e le altre tre i maiali); le ultime due famiglie si sono date al commercio, rispettivamente di articoli per la casa e di verdura.

Le famiglie stesse hanno inoltre espresso il desiderio di costituirsi in una cooperativa di risparmio e credito per aiutarsi a vicenda. L’idea è stata analizzata e accolta favorevolmente dai membri della CVX Burundi ed è stato aperto un conto iniziale.

Rivolgiamo i nostri ringraziamenti al Gruppo India per aver reso possibile la realizzazione di questo progetto. Grazie al vostro sostegno, possiamo compiere passi concreti verso il nostro obiettivo di rendere l’istruzione più accessibile e arricchente per chi ne ha più bisogno. La vostra generosità non rappresenta solo un sostegno finanziario, ma anche un immenso incoraggiamento che ci spinge a continuare e a dare il meglio di noi stessi. Il nostro ringraziamento va anche alla Compagnia di Gesù del Ruanda e del Burundi per tutte le agevolazioni e il sostegno che continua a fornirci.

Padre Gratien Nshimiyimana, SJ

Bujumbura, Burundi: una scuola per la pace

La scuola primaria San Luigi Gonzaga è stata fondata dai Gesuiti del Burundi nel 2004 sulle montagne che sovrastano la città di Bujumbura, in una regione duramente colpita dalla guerra civile, per dare istruzione i figli delle famiglie locali. Si è così evitato che molti ragazzi, privi di una guida, abbiano scelto di unirsi a gruppi armati. Vista come una benedizione dalle famiglie della zona, la scuola è diventata rapidamente una delle più ambite della regione e attualmente conta 1.133 studenti, di cui 580 femmine e 553 maschi dalla prima alla nona classe. I Gesuiti sono responsabili della gestione quotidiana e dello sviluppo della scuola, mentre il governo burundese contribuisce pagando il personale docente e fornendo il materiale didattico necessario.

La visione della scuola è quella di fornire un’educazione integrale alla persona nella sua interezza, e la sua missione continua a essere quella di formare giovani capaci di contribuire alla creazione di un futuro luminoso per le loro famiglie e per l’intero Paese.

Purtroppo la scuola era stata costruita su un terreno instabile e franoso per le piogge e, nell’aprile del 2024, un edificio ha iniziato a presentare crepe, al punto che si è deciso di demolirlo per evitare che crollasse sugli studenti. A seguito di questa situazione, i padri gesuiti hanno deciso di trasferire la scuola in un nuovo sito a circa due chilometri dalla precedente sede. Dopo molti sforzi e grazie al sostegno di diversi benefattori, sono stati recentemente completati due blocchi di sei aule ciascuno e l’inizio del 2026 ha coinciso con il trasferimento della scuola nella sua nuova sede, che ora dispone di 12 aule e un edificio amministrativo. Tuttavia, la scuola non è ancora completata e rimane un cantiere: gli edifici devono essere ampliati per ridurre il numero di studenti in ciascuna classe e devono essere dotati di materiali adeguati.

I lavori del progetto hanno lo scopo di garantire il benessere degli studenti, promuovere un ambiente di apprendimento favorevole e livellare i cortili dove i bambini possono giocare. Lo scopo primario è la salvaguardia della scuola che riveste un ruolo fondamentale per l’istruzione dei bambini più svantaggiati. Tra coloro che beneficeranno direttamente della scuola ci sono gli studenti che si iscriveranno nei prossimi anni. In media ogni anno 150 studenti si iscrivono al primo anno, pertanto, nei prossimi anni saranno migliaia i bambini che frequenteranno la scuola.

L’attuazione del progetto continua a essere corale, con l’intervento di varie realtà oltre alla Provincia dei Gesuiti del Ruanda-Burundi; tra i tanti, il Gruppo India si è impegnato nel sostegno con 10.000 euro che raccogliamo con il codice 720C. Grazie per ogni mattone e ogni lavagna o banco che vorrete donare.

Gitega, Burundi: avviati orti e allevamento

Il progetto di microcredito proposto dalle suore Bene-Tereziya a favore delle famiglie più povere dei bambini del loro asilo ha avuto un buon risultato e gli effetti si sono visti con la diminuzione di malattie causate dalla malnutrizione e con la maggiore attenzione e partecipazione alle lezioni di questi piccoli.

Il progetto è stato portato avanti con oculatezza, coinvolgendo in ogni passaggio le famiglie: dapprima sono state effettuate una serie di visite a domicilio, per verificare le loro condizioni economiche e la volontà di impegnarsi per migliorarle. Una volta scelte le dieci famiglie da coinvolgere si sono svolti degli incontri di formazione per decidere insieme cosa coltivare e dare le necessarie istruzioni. Le suore hanno affittato un terreno vicino all’asilo perché l’acquisto era troppo costoso; al termine dei tre anni previsti dal contratto potranno rinnovarlo o fare una scelta diversa, a seconda dell’evolversi della situazione.

Si è iniziato piantando del mais, che ha dato ottimi risultati, poi dei fagioli che hanno invece sofferto per un periodo di siccità, infine delle patate. In parallelo si è avviato un piccolo allevamento di suini che dovrebbe consentire di dare ad ogni famiglia un maialino.
Tanti gli aspetti positivi perché non solo si è contributo al benessere delle famiglie per quest’anno, ma si è dato il via a un autofinanziamento delle famiglie, grazie al lavoro svolto insieme e all’allevamento dei maiali. Anche la formazione ricevuta è da importante, perché al termine di questo progetto le famiglie sanno come coltivare il terreno.

Cari amici del Gruppo India, con la presente vorremo ringraziarvi per il finanziamento che ci ha reso capaci di realizzare il progetto a favore dei bambini poveri affamati di Santa Teresina. Abbiamo radunato i genitori, abbiamo lavorato insieme e raccolto insieme quello che abbiamo piantato. Abbiamo anche potuto fare un progetto dei maiali perché nel futuro, quando si saranno moltiplicati, potranno condividere il risultato e aver ognuno un maiale. Anche i bambini che frequentano l’asilo a Gitega hanno potuto partecipare a questo progetto aiutando come potevano. Le famiglie povere hanno condiviso il risultato e sono pronta a ripetere ogni anno questa esperienza. Per questo vi ringraziamo per la vostra generosità e vi assicuriamo la nostra preghiere come riconoscimento a questo atto di carità.
Distinti saluti,

Suor Joséphine Toyi

Rugombo, Burundi: rafforziamo la solidarietà

In attesa di realizzazione: abbiamo terminato la raccolta fondi, siamo in attesa che il progetto sia realizzato per darvi maggiori informazioni. Grazie a quanti hanno collaborato!


La catena di solidarietà in Burundi, basata sul dono di maialini, si sta allungando ma per accelerare i tempi don Audace Ndayishimiye vuole ampliare l’allevamento che è stato il punto di partenza della catena.

Possedere un maiale può cambiare molto la vita di una famiglia povera, infatti questo animale è utile in molti modi oltre che per il consumo alimentare: i suoi escrementi sono utili per fertilizzare i campi e l’urina è un ottimo insetticida biologico. Il meccanismo della “catena di solidarietà” è semplice: una famiglia riceve in dono una scrofa e si impegna a regolare i porcellini che nasceranno ad altre famiglie per condividere questa fonte di ricchezza.

Questa “catena” era già stata sperimentata con successo in alcune province del Burundi e dall’autunno 2024 don Audace ha avviato con l’aiuto del Gruppo India e di “La Casa di Lucia APS” di Palermo un altro centro di allevamento da cui prelevare le scrofe per le famiglie. Dopo le prime distribuzioni di maialini don Audace ha richiesto un ulteriore aiuto a entrambi per arricchirlo con nuovi animali (tra cui un altro verro), nuovi stalli e un pozzo per far fronte al maggior consumo d’acqua. Una parte di questa somma serve anche per le spese correnti dell’allevamento: il guardiano, l’alimentazione, il veterinario per i controlli sanitari e le medicine all’occorrenza.

Il pozzo sarà alimentato da pannelli solari ed è prevista la realizzazione di un punto di distribuzione acqua esterno al centro, in modo che possa essere usato anche dalla gente che vive nei dintorni; come pure l’energia elettrica prodotta dai pannelli sarà disponibile anche all’esterno per aumentare il numero di famiglie che beneficeranno del progetto.

Per collaborare al progetto e sentirsi quindi un “anello” della catena si può inviare un dono con la sigla progetto 920M. Ci siamo impegnati per 5.000 euro, ma ogni contributo è importante.

Rugombo, Burundi: maialini per le famiglie

È iniziata la distribuzione dei maialini alle famiglie! Questo progetto è un’estensione di una catena di solidarietà, che ha permesso nel passato a 361 famiglie povere di ricevere in dono una scrofa incinta con cui avviare un piccolo allevamento. Tutto è iniziato nel 2018 da un’associazione locale senza scopo di lucro chiamata SADV (Solidarité pour l’Auto-Développement des Vulnérables) che ha avuto questa idea anche per migliorare la produzione agricola perché gli escrementi sono utili per fertilizzare i campi e migliorare i raccolti. Ogni famiglia raggiunta dal dono, dopo il primo parto, mantiene la scrofa e un solo porcellino, impegnandosi a cedere gratuitamente tutti i rimanenti ad altre famiglie povere.

Per aumentare il numero dei beneficiari, la SADV voleva estendere il progetto ad altre 3 province e aveva chiesto il nostro supporto e quello di un’altra onlus di Palermo per investire nella costruzione di un porcile più grande, primo passo indispensabile per aumentare il numero delle scrofe riproduttrici. Si contava sul dono di 35 scrofe da parte un istituto zootecnico per avviare l’allevamento (c’era solo la clausola di restituire altrettanti animali al termine del primo anno).

Il progetto è però partito in salita, perché non è stata raccolta tutta la somma necessaria e nel contempo sono aumentati notevolmente i costi della costruzione: sono stati preparati soli 20 posti contro i 35 previsti e si è speso comunque molto più del previsto. La riduzione della porcilaia ha avuto un altro effetto negativo, perché l’istituto non ha più donato le prime scrofe. È stato necessario rivedere tutto il piano dell’allevamento e si è scelto di cominciare con un minor numero di animali, ma sempre di buona razza. A novembre 2024 sono state acquistate 6 scrofe già fecondate e un verro; è stato ridotto il personale ed anche il veterinario è stato impiegato solo part-time. Solo tre scrofe hanno portato a termine la gravidanza e a febbraio sono nati 22 porcellini; di questi 13 hanno superato lo svezzamento (l’operaio che non sapeva curare i porcellini è stato cambiato) e tra loro ci sono 6 femmine che a maggio sono state donate ad altrettante famiglie per iniziare la nuova catena di solidarietà. I porcellini maschi sono rimasti nell’allevamento per autofinanziamento; come consanguinei non possono essere usati per la riproduzione e sono destinati a essere macellati. Ecco un breve video sull’avvio del progetto.

A luglio altre due scrofe hanno partorito 15 porcellini e le altre 4 sono gravide; a ottobre è quindi prevista una nuova donazione. Insomma, nonostante le difficoltà iniziali, don Audace e la SADV stanno riuscendo ad avviare la nuova catena di solidarietà che appena possibile oltre che gli abitanti della zona di Cibitoke raggiungerà anche quelli di Bubanza e Ngozi, altre province del nord del Burundi.

Rugombo, Burundi: uova per la solidarietà

L’allevamento di galline ovaiole, nonostante problemi iniziali, procede con successo: a sei mesi dal reale avvio i proventi dalla vendita delle uova già superano le spese di gestione per cui si può contare su un piccolo capitale da reinvestire in altri progetti di solidarietà.

È con grande piacere che colgo l’occasione per esprimere i nostri più sinceri ringraziamenti al Gruppo India, per la donazione che avete offerto all’Associazione SADV (“Solidarité pour l’Auto-Développement des Vulnérables”, Solidarietà per l’auto-sviluppo dei vulnerabili), al fine di realizzare il progetto di allevamento di galline ovaiole.

Infatti, cari fratelli e sorelle in Cristo, lo scopo del progetto era quello di permettere alla SADV di raccogliere fondi operativi, obiettivo che è stato raggiunto visto che finora abbiamo registrato un profitto di quasi 1.200 euro mentre il progetto continua. Ci ha anche permesso di accrescere la nostra esperienza nella gestione delle attività generatrici di reddito, che è un grande vantaggio per il futuro. Vi siamo grati e contiamo sempre sulla collaborazione delle nostre due associazioni per raggiungere i nostri obiettivi comuni.

Nsabimana Ladislas
(Responsabile SADV)

Il progetto in realtà non è nato sotto i migliori auspici… Dopo il suo finanziamento c’è stato un generale innalzamento dei costi, sia per gli strascichi della pandemia che per la crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina. Più di tutto ha però influito un problema con il venditore dei pulcini. L’ordine per l’acquisto di 200 pulcini (il cui costo era stato saldato completamente dalla SADV) è stato prima ritardato a causa di un’epidemia scoppiata nell’allevamento del fornitore. Poi questo ha cambiato le proprie politiche di vendita e voleva inviare pulcini di un solo giorno di vita, non adatti al pollaio costruito appositamente per questo progetto. La SADV ha chiesto il rimborso, che è stato rifiutato e quindi è iniziata una vertenza legale. Per continuare comunque il progetto, i pulcini sono stati acquistati da un’altra azienda avicola e sono arrivati all’inizio di marzo 2022.

I risultati ottenuti sono stati ampiamente soddisfacenti, nonostante il tasso di mortalità sia stato leggermente più alto del previsto (13% invece del 10%); quello di deposizione è stato molto buono e la vendita al mercato delle uova deposte sta andando molto bene. Ora la SADV può contare su un piccolo provento da utilizzare per garantire il proprio funzionamento, una conditio sine qua non per le opere di carità. Il beneficiario diretto è quindi la SADV, ma i beneficiari indiretti sono tutti i poveri che questa associazione riesce ad assistere e che potrà ancora raggiungere grazie a nuovi progetti di sviluppo.