Aggiornamento agosto 2026: i numeri continuano a crescere: il 24 agosto l’OMS parla di oltre 5.500 casi e 2.600 decessi…


L’epidemia di Ebola corre veloce in R. D. Congo e non si è fermata, anche se da noi non se ne parla quasi più. Il Gruppo India ha inviato un significativo contributo economico alle Suore Canossiane che operano a Bunia, Aru, Watsa e Ariwara per metterle in grado di prevenire i contagi. Stanno così acquistando equipaggiamenti di protezione per l’ospedale di Ariwara e il Centro di Salute di Aru: tute protettive, copriscarpe, maschere, guanti, disinfettante, candeggina, detergenti… Altro materiale servirà a mettere in sicurezza le cinque diverse comunità che operano in queste città, per consentire alle suore di proseguire la loro importante opera di servizio alla popolazione.

Ora chiediamo il vostro aiuto perché il quadro è ancora emergenziale. Il governo congolese si sta impegnando nella lotta contro la diffusione del virus, ma come ha dichiarato il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus: “L’epidemia corre più veloce della risposta”. Al 25 giugno si erano registrati 1.094 casi di Ebola con 277 decessi; al 6 luglio siamo già a 1.460 casi e 452 decessi. Il virus ha anche oltrepassato il confine con l’Uganda, dove i casi sono una ventina, con due decessi, ma dove sembra contenuto perché non ci sono nuovi casi dal 21 giugno.

Allo scoppio dell’epidemia c’erano meno di dieci posti letto disponibili, ora si superano i 500; la capacità dei laboratori è notevolmente aumentata ed è possibile effettuare i test in più laboratori distribuiti in tre province e non più nella sola Kinshasa. Ma tutto ciò va a colpire una regione che è già stremata da decenni di crisi umanitaria.
Questo è stato il primo appello che ci è arrivato a inizio giugno da suor Maria Marcela Lopez, che è rimasta bloccata a Bunia durante una sua visita proprio dallo scoppio dell’epidemia:

Questa epidemia di Ebola è stata dichiarata proprio nella provincia dell’Ituri che ha Bunia come capoluogo. La situazione è pericolosa perché non c’è il trattamento per guarire da questo virus, quasi 90% di casi confermati muoiono, la contaminazione si è propagata prima che il sistema di sanità se ne rendesse conto per lo spostamento della popolazione dal luogo dove è cominciata la malattia verso altri villaggi. Tante strutture sanitarie di Bunia hanno dovuto chiudere attività perché alcuni membri del personale sono morti per questo virus. Si contano più o meno 500 casi confermatati nel Paese di cui 400 nella Provincia dell’Ituri, più o meno 100 morti tra questi casi di cui 80 nell’Ituri. La situazione non è ancora catastrofica, ma è pericolosa; ci sono dei centri abilitati per accogliere e seguire tutti casi, si continua la sensibilizzazione della popolazione.

Il codice per contribuire è 330E.

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