Guntur, India: caprette per lo studio

Torna il progetto “caprette contro l’abbandono scolastico” nelle campagne intorno a Guntur. Qui dove tanti genitori sono costretti a togliere i bambini dalla scuola per mandarli a lavorare, il dono di una coppia di caprette può cambiare radicalmente la situazione economica della famiglia. Non ci sarà più bisogno di scegliere tra istruzione e cibo da mettere in tavola e i bambini non dovranno rinunciare a uno dei loro diritti fondamentali.

La situazione è particolarmente grave perché molte volte chi offre lavoro preferisce assumere i bambini: si accontentano di una paga minore, non protestano per il lungo orario, non sanno cosa sia un sindacato, obbediscono a ogni ordine…

Le caprette sono facili da gestire, normalmente non occorre comprare mangimi perché trovano sufficiente erba per nutrirsi, danno latte per il consumo familiare o per la produzione di formaggi da vendere, si riproducono abbastanza facilmente. Nel progetto sono previste anche incontri di formazione per le famiglie destinatarie degli animali in modo che possano affrontare serenamente ogni piccolo inconveniente. In caso di problemi più seri, padre Chinnaiah Pudota (direttore esecutivo del Pastoral Training Center della diocesi di Guntur) potrà contattare gli esperti del settore.

Come già abbiamo fatto in anni precedenti, questo progetto favorirà un buon numero di famiglie; ma questa è una delle tante soluzioni al problema della povertà che viene attuata spesso in tante missioni anche se di solito coinvolge meno famiglie. Per donare le caprette, si può fare un’offerta con codice progetto 802B.

Macenta, Guinea: auto-sostentamento dell’orfanotrofio

L’orfanotrofio Santa Rita diretto dalle suore Serve della Vergine Maria ha sempre seri problemi economici perché non è facile dar da mangiare e far studiare 45 bambini e bambine, ma ora si sono fatti dei passi avanti con la messa in opera di un frantoio e di un porcile. Alcuni bambini sono effettivamente orfani, altri appartengono a famiglie molto povere che vivono in villaggi dove non esiste scuola: solo andando alla Casa dei Bambini di Santa Rita questi piccoli possono studiare e mangiare a sufficienza.

Acquistare e installare una pressa per produrre l’olio di palma non è stato un grande problema avendo il contributo inviato dal Gruppo India. Serve sia per l’uso interno sia per le donne del vicinato che ricompenseranno con delle offerte, piccole ma comunque importanti. Inoltre il materiale di scarto può essere riutilizzato per il pastone dei maiali.

L’avvio del porcile è stato invece difficile, perché la persona incaricata della sua costruzione ha avuto un grave incidente ed è morta dopo quattro mesi di cure. Aveva già ricevuto una parte del suo compenso e il denaro per comprare il materiale, ma suor Jeanne non se l’è sentita di chiedere alla moglie di restituire i soldi mentre il marito era così grave e neanche dopo. C’è voluto un po’ di tempo, ma poi si è comunque risolto e ora i bambini potranno contare su un’alimentazione migliore e i più grandicelli impareranno anche un lavoro.

Vorrei innanzitutto ringraziarvi di cuore per tutto il vostro sostegno e il vostro contributo, che ci aiutano a metterci meglio al servizio dei più bisognosi, in particolare dei bambini. Infatti, la difficile situazione in cui versano oggi i bambini ci interpella e ci spinge a impegnarci a loro favore. È proprio ciò che voi non smettete mai di fare. Che Dio vi benedica abbondantemente e vi ricompensi.
Grazie mille per tutto il sostegno che offrite a questo orfanotrofio.
Tutti i bambini pregano per voi e vi ringraziano di tutto cuore, affidandosi sempre più a voi e alla vostra generosità, affinché possano vivere un’infanzia migliore in vista di un futuro radioso.

Suor Jeanne

Zakpotà, Benin: piscicoltura

Quando si ha poco, bisogna ingegnarsi a ricavare il massimo da quel poco… è quello che deve aver pensato suor Margherita guardando una delle grandi vasche inutilizzate nel territorio della missione delle Maestre Pie Venerini. Così ha avuto l’idea di realizzare un impianto di piscicoltura per migliorare i pasti dei bambini della scuola e avere un po’ di soldi per tutte le altre necessità.

Si parte da ciò che si ha: qualche vascone da riadattare, un po’ di esperienza pregressa che ha fatto scaturire l’idea, i consigli degli abitanti; si punta a un allevamento di pesci gatto, da realizzare in uno stagno artificiale lungo 8 metri, largo 4 metri e profondo 2 metri. Lo stagno scelto ha una capacità di 2.500 pesci, deve essere svuotato e ripulito, vanno sistemate le eventuali crepe e riempito di acqua pulita. Poi si compreranno gli avannotti, per iniziare solo 1.000; è stato scelto il pesce gatto perché ha una rapida crescita, è molto resistente e ha un basso tasso di mortalità rispetto ad altre specie. Inoltre questo pesce è molto apprezzato e richiesto sul mercato, è facile da allevare e sarà alimentato sia con mangimi e che con prodotti trasformati provenienti dal consumo della missione. Saranno allevati in condizioni ottimali per garantirne la salute e la crescita, anche con l’ausilio di alcuni esperti.

Insomma, un progetto ben congegnato che vuole aiutare la missione di Zakpotà ad avvicinarsi a quell’auto-sostentamento tanto caro a p. Pesce e al quale abbiamo cercato di rimanere fedeli negli anni noi del Gruppo India. Ora c’è bisogno di una piccola spinta per far fronte alle prime spese, poi la vendita dei primi pesci e il risparmio sulle spese della mensa dovrebbe garantire la copertura per proseguire. Raccogliamo i contributi con il codice progetto 818M.

Mafuiane, Mozambico: fattoria lanciata

Al termine del periodo di sostegno alla fattoria abbiamo ricevuto una lunga lettera che illustra l’importanza di questo progetto per la missione San Frumenzio e le varie attività svolte negli ultimi anni
La missione possiede un terreno adibito a fattoria che, oltre a dare lavoro a diverse famiglie, ha nella sua prospettiva l’idea di sviluppo per il mantenimento della missione stessa e per far evolvere i metodi di coltivazioni dei campi. Dei 13 ettari disponibili, solo 5 non sono ancora disponibili, mentre 6 ettari sono attualmente coltivati e gli altri due sono dedicati all’allevamento e al mulino.

Negli anni la fattoria ha sperimentato diversi tipi di culture come per esempio ravanelli, patate, diversi tipi patata dolce, fagioli, peperoncino, cipolle, mais giallo. Una nota particolare merita la produzione del peperoncino che viene facilmente commercializzato in collaborazione con una impresa mozambicana. È stata sperimentata l’integrazione tra Mozambico e Italia anche attraverso l’uso di differenti sementi; infatti oltre a quello locale è stato seminato il peperoncino calabrese, con grande soddisfazione e risultati.
Un’altra nota la merita la produzione del “miglio amarello” (mais giallo): questa coltivazione era stata un po’ dimenticata dalla cultura locale ma ora è ripresa perché un prodotto che contiene molta vitamina A, importante anche per l’alimentazione dei bambini della scuola d’infanzia della missione. Va inoltre evidenziata la collaborazione con lo IIAM (Istituto di Investigazione Agraria del Mozambico), che ha fornito le sementi per una produzione senza additivi chimici, i cui prodotti sono stati immessi sul mercato con molto successo. La fattoria è diventata anche un luogo scolastico/formativo che l’Istituto utilizza per gli agricoltori e studenti. C’è una zona dove si sviluppano delle colture sintropiche (si recupera l’erba a protezione del terreno per il drenaggio dell’acqua) per coltivare così zucchine e patate dolci, creando un concime naturale.

La fattoria ora disponibe di un impianto d’irrigazione che preleva l’acqua dal fiume Umbeluzi, distante circa 2 chilometri, con un sistema composto da due pompe che aspirano 9.000 litri d’acqua al giorno; è raccolta in sei cisterne e successivamente distribuita con un sistema di irrigazione a goccia o a gravità.

Il mulino che lavora per tutta la comunità di Mafuiane, l’allevamento di maiali con 10 scrofe e due verri, un pollaio con papere e galline sia per la produzione di uova (consumate nella scuola dell’infanzia della Missione) e sia per la riproduzione di polli per la vendita e una serra per la riproduzione di sementi di piante ed ortaggi completano la fattoria di San Frumenzio e fanno presagire un netto miglioramento della qualità di vita della popolazione.

Soddo, Etiopia: pane per l’autonomia

La Città dei Ragazzi Sorridenti è ormai un’importante realtà a Soddo e accoglie un gran numero di ragazzi di strada per accompagnarli verso lo studio, una vita onesta e dignitosa. Abba Marcello si occupa anche del futuro e vuole rendere quest’opera il più possibile autonoma da un punto di vista economico. Per questo ha intrapreso più attività e noi lo sosteniamo nell’ampliamento del forno. I ragazzi già producono il pane per loro, ma comprando un forno industriale potranno differenziare e aumentare la loro produzione in modo da vendere anche all’esterno pane e dolci e avere un introito per la Città.

Soddo è in continua espansione e nel giro di pochi anni ha visto raddoppiare la sua popolazione che ora supera le 200.000 persone; è diventata la capitale del Sud dell’Etiopia e attrae significativi ed importanti investimenti statali e privati. Questa trasformazione sta facendo cambiare le richieste degli abitanti, soprattutto dei nuovi arrivati, che cercano sempre più servizi di qualità in ogni campo. Si aprono nuove prospettive e abba Marcello le vuole cogliere.

Ha così iniziato la costruzione di una scuola comprendente un ciclo di studi che va dalla prima all’ottava classe (nostra primaria e secondaria inferiore) che una volta realizzata potrà ospitare circa 1.000 studenti. Una parte dei posti sarà riservata ai ragazzi della Città, ma gli altri attireranno i figli delle persone appena arrivate e che non hanno trovato a Soddo la stessa offerta formativa cui erano abituati.

L’altra grande iniziativa per avvicinare la Città dei Ragazzi Sorridenti all’autonomia è quella della produzione di pane e dolci per la vendita. È necessario comprare macchinari e attrezzature varie per la lavorazione dei prodotti, banchi da lavoro e scaffalature e adeguare i locali in modo che siano messi a norma. Oltre a quelli per la produzione e cottura, sarà già previsto un primo ambiente per la vendita al pubblico collegato alla Città.
Il nostro contributo si inserisce in una più ampia raccolta di offerte, abbiamo pensato di dare i 15.000 euro che grosso modo corrispondono alla sistemazione degli ambienti; ma questo serve solo a dare un’idea di tutto il progetto perché fare solo questo sarebbe inutile, così come acquistare le attrezzature e poi non poterle usare per mancanza di spazi… Ora chiediamo a voi di sostenere il progetto, con piccole e grandi offerte (codice 805S).

Bimingue, Camerun: per le donne

Si è concluso un progetto per aiutare le donne di Bimingue, un villaggio dove finora nessuno ha fatto nulla per loro. Per realizzare questo progetto, suor Maria ha collaborato con altre due donne: suor Jacky e la signora Loraine, professoressa presso l’Istituto Tecnico Rosa Venerini di Ebolowa, che è gestito sempre dalle Maestre Pie Venerini. Come era previsto, sono state portate avanti due diverse iniziative, la produzione di saponi che aveva anche lo scopo di far comprendere l’importanza dell’igiene e un laboratori di cucito.

La formazione sulla produzione del sapone in varie forme (sapone liquido, candeggina, sapone duro…) e sui metodi per tingere la stoffa è durata due mesi e si è svolta in diversi villaggi dei dintorni. Le donne hanno partecipato a piccoli gruppi e appreso molto bene l’arte di preparare questi prodotti, che hanno già iniziato a vendere al mercato oltre che a usarli in famiglia.

Nel frattempo il laboratorio, che era stato già avviato, ha proseguito il suo lavoro con la preparazione di tessuti e cuciti sempre più perfetti. Non sempre è stato possibile usare le macchine elettriche per la mancanza della luce, questo ha un po’ rallentato il ritmo, tuttavia le donne sono state contente di quanto appreso e potranno usarlo per guadagnare qualcosa in proprio o quanto meno per ridurre le spese.

Gitega, Burundi: avviati orti e allevamento

Il progetto di microcredito proposto dalle suore Bene-Tereziya a favore delle famiglie più povere dei bambini del loro asilo ha avuto un buon risultato e gli effetti si sono visti con la diminuzione di malattie causate dalla malnutrizione e con la maggiore attenzione e partecipazione alle lezioni di questi piccoli.

Il progetto è stato portato avanti con oculatezza, coinvolgendo in ogni passaggio le famiglie: dapprima sono state effettuate una serie di visite a domicilio, per verificare le loro condizioni economiche e la volontà di impegnarsi per migliorarle. Una volta scelte le dieci famiglie da coinvolgere si sono svolti degli incontri di formazione per decidere insieme cosa coltivare e dare le necessarie istruzioni. Le suore hanno affittato un terreno vicino all’asilo perché l’acquisto era troppo costoso; al termine dei tre anni previsti dal contratto potranno rinnovarlo o fare una scelta diversa, a seconda dell’evolversi della situazione.

Si è iniziato piantando del mais, che ha dato ottimi risultati, poi dei fagioli che hanno invece sofferto per un periodo di siccità, infine delle patate. In parallelo si è avviato un piccolo allevamento di suini che dovrebbe consentire di dare ad ogni famiglia un maialino.
Tanti gli aspetti positivi perché non solo si è contributo al benessere delle famiglie per quest’anno, ma si è dato il via a un autofinanziamento delle famiglie, grazie al lavoro svolto insieme e all’allevamento dei maiali. Anche la formazione ricevuta è da importante, perché al termine di questo progetto le famiglie sanno come coltivare il terreno.

Cari amici del Gruppo India, con la presente vorremo ringraziarvi per il finanziamento che ci ha reso capaci di realizzare il progetto a favore dei bambini poveri affamati di Santa Teresina. Abbiamo radunato i genitori, abbiamo lavorato insieme e raccolto insieme quello che abbiamo piantato. Abbiamo anche potuto fare un progetto dei maiali perché nel futuro, quando si saranno moltiplicati, potranno condividere il risultato e aver ognuno un maiale. Anche i bambini che frequentano l’asilo a Gitega hanno potuto partecipare a questo progetto aiutando come potevano. Le famiglie povere hanno condiviso il risultato e sono pronta a ripetere ogni anno questa esperienza. Per questo vi ringraziamo per la vostra generosità e vi assicuriamo la nostra preghiere come riconoscimento a questo atto di carità.
Distinti saluti,

Suor Joséphine Toyi

Rugombo, Burundi: rafforziamo la solidarietà

In attesa di realizzazione: abbiamo terminato la raccolta fondi, siamo in attesa che il progetto sia realizzato per darvi maggiori informazioni. Grazie a quanti hanno collaborato!


La catena di solidarietà in Burundi, basata sul dono di maialini, si sta allungando ma per accelerare i tempi don Audace Ndayishimiye vuole ampliare l’allevamento che è stato il punto di partenza della catena.

Possedere un maiale può cambiare molto la vita di una famiglia povera, infatti questo animale è utile in molti modi oltre che per il consumo alimentare: i suoi escrementi sono utili per fertilizzare i campi e l’urina è un ottimo insetticida biologico. Il meccanismo della “catena di solidarietà” è semplice: una famiglia riceve in dono una scrofa e si impegna a regolare i porcellini che nasceranno ad altre famiglie per condividere questa fonte di ricchezza.

Questa “catena” era già stata sperimentata con successo in alcune province del Burundi e dall’autunno 2024 don Audace ha avviato con l’aiuto del Gruppo India e di “La Casa di Lucia APS” di Palermo un altro centro di allevamento da cui prelevare le scrofe per le famiglie. Dopo le prime distribuzioni di maialini don Audace ha richiesto un ulteriore aiuto a entrambi per arricchirlo con nuovi animali (tra cui un altro verro), nuovi stalli e un pozzo per far fronte al maggior consumo d’acqua. Una parte di questa somma serve anche per le spese correnti dell’allevamento: il guardiano, l’alimentazione, il veterinario per i controlli sanitari e le medicine all’occorrenza.

Il pozzo sarà alimentato da pannelli solari ed è prevista la realizzazione di un punto di distribuzione acqua esterno al centro, in modo che possa essere usato anche dalla gente che vive nei dintorni; come pure l’energia elettrica prodotta dai pannelli sarà disponibile anche all’esterno per aumentare il numero di famiglie che beneficeranno del progetto.

Per collaborare al progetto e sentirsi quindi un “anello” della catena si può inviare un dono con la sigla progetto 920M. Ci siamo impegnati per 5.000 euro, ma ogni contributo è importante.

Lablé, Camerun: formazione donne

In attesa di realizzazione: abbiamo terminato la raccolta fondi, siamo in attesa che il progetto sia realizzato per darvi maggiori informazioni. Grazie a quanti hanno collaborato!


Dare una preparazione professionale a una donna, aiutarla a sviluppare le proprie capacità e spingerla ad aprirsi alla società può trasformare tutta una famiglia e pian piano un villaggio. Questo è quello che cerca di fare suor Eveline Assen, delle Maestre Pie Venerini, che vuole offrire vari corsi in modo che ogni donna possa trovare la propria strada. Non è facile in un posto come Lablé, dove il ruolo tradizionale delle donne è quello di restare in casa e occuparsi soprattutto del marito.

Per fortuna vicino alla missione ci sono molti locali di proprietà della Diocesi, anche se molti in cattivo stato, e così suor Eveline ha contattato il Vescovo e col suo permesso ha iniziato a ristrutturare una sala per lezioni di cucito e informatica e uno spazio da dedicare a un corso di pasticceria con adiacente un negozio per vendere i prodotti.

Il progetto si rivolge a ragazze e giovani donne sposate per una loro promozione culturale e sociale e per dare loro una attività che le possa rendere più autonome economicamente in famiglia. Si inizierà coinvolgendo un gruppo di circa 20 persone dai 20 ai 35 anni e per invogliare soprattutto le donne sposate, le più difficili da raggiungere, si darà loro un contributo in viveri: significa spronarle a uscire e a credere in una loro crescita senza togliere nulla alla famiglia e sarà importate affinché i mariti accettino di lasciarle andare alla missione per queste attività. Poter guadagnare subito qualcosa vendendo i dolci prodotti, cucendo o riparando un abito sarà uno stimolo sufficiente per poi proseguire.

I costi del progetto sono quindi abbastanza variegati: c’è la spesa legata direttamente alla ristrutturazione, quella dei materiali d’uso (computer, macchine da cucire, stoffe, attrezzature per la cucina…), quella per gli insegnanti e quella in viveri. Suor Eveline ci chiede di collaborare con 15.000 euro per questa prima stagione di corsi e noi li raccogliamo con il codice 816A.

Rugombo, Burundi: maialini per le famiglie

È iniziata la distribuzione dei maialini alle famiglie! Questo progetto è un’estensione di una catena di solidarietà, che ha permesso nel passato a 361 famiglie povere di ricevere in dono una scrofa incinta con cui avviare un piccolo allevamento. Tutto è iniziato nel 2018 da un’associazione locale senza scopo di lucro chiamata SADV (Solidarité pour l’Auto-Développement des Vulnérables) che ha avuto questa idea anche per migliorare la produzione agricola perché gli escrementi sono utili per fertilizzare i campi e migliorare i raccolti. Ogni famiglia raggiunta dal dono, dopo il primo parto, mantiene la scrofa e un solo porcellino, impegnandosi a cedere gratuitamente tutti i rimanenti ad altre famiglie povere.

Per aumentare il numero dei beneficiari, la SADV voleva estendere il progetto ad altre 3 province e aveva chiesto il nostro supporto e quello di un’altra onlus di Palermo per investire nella costruzione di un porcile più grande, primo passo indispensabile per aumentare il numero delle scrofe riproduttrici. Si contava sul dono di 35 scrofe da parte un istituto zootecnico per avviare l’allevamento (c’era solo la clausola di restituire altrettanti animali al termine del primo anno).

Il progetto è però partito in salita, perché non è stata raccolta tutta la somma necessaria e nel contempo sono aumentati notevolmente i costi della costruzione: sono stati preparati soli 20 posti contro i 35 previsti e si è speso comunque molto più del previsto. La riduzione della porcilaia ha avuto un altro effetto negativo, perché l’istituto non ha più donato le prime scrofe. È stato necessario rivedere tutto il piano dell’allevamento e si è scelto di cominciare con un minor numero di animali, ma sempre di buona razza. A novembre 2024 sono state acquistate 6 scrofe già fecondate e un verro; è stato ridotto il personale ed anche il veterinario è stato impiegato solo part-time. Solo tre scrofe hanno portato a termine la gravidanza e a febbraio sono nati 22 porcellini; di questi 13 hanno superato lo svezzamento (l’operaio che non sapeva curare i porcellini è stato cambiato) e tra loro ci sono 6 femmine che a maggio sono state donate ad altrettante famiglie per iniziare la nuova catena di solidarietà. I porcellini maschi sono rimasti nell’allevamento per autofinanziamento; come consanguinei non possono essere usati per la riproduzione e sono destinati a essere macellati. Ecco un breve video sull’avvio del progetto.

A luglio altre due scrofe hanno partorito 15 porcellini e le altre 4 sono gravide; a ottobre è quindi prevista una nuova donazione. Insomma, nonostante le difficoltà iniziali, don Audace e la SADV stanno riuscendo ad avviare la nuova catena di solidarietà che appena possibile oltre che gli abitanti della zona di Cibitoke raggiungerà anche quelli di Bubanza e Ngozi, altre province del nord del Burundi.