Renk, Sud Sudan: scuola per i bambini profughi

Aggiornamento luglio 2026: al momento la nostra collaborazione con il JRS è terminata. Abbiamo accompagnato i bambini rifugiati a Renk grazie soprattutto a un lascito, oltre a qualche donazione. Sono stati sostenuti negli studi quasi 2.500 bambini (di cui 70 particolarmente fragili per disabilità varie); la maggior parte di loro è stata iscritta alla scuola grazie a questo progetto, alcuni sono stati aiutati con la distribuzione di materiale scolastico.

Il sostegno è stato anche indiretto, ma fondamentale, grazie alla formazione di 36 insegnanti che hanno seguito corsi di lingua e pedagogia per poter continuare in Sud Sudan la loro attività. Da segnalare inoltre l’attenzione verso quasi 600 ragazze adolescenti che hanno ricevuto kit igienici e informazioni sul delicato passaggio da bambine a donne. Restando in campo sanitario sono state costruite le toilette per una scuola e punti di lavaggio mani in altre.

Ringraziamo gli operatori del JRS che si sono prodigati in una situazione veramente difficile e quanti hanno contribuito al benessere di questi bambini!


Stiamo collaborando con il JRS – Jesuit Refugee Service a un progetto che risponde ai bisogni educativi di emergenza dei bambini sfollati a Renk (in Sud Sudan, a pochi chilometri dal confine col Sudan) a causa del conflitto sudanese. L’obiettivo è aumentare l’accesso ai servizi educativi per i bambini colpiti dalla guerra. Tra i profughi ci sono sudanesi e anche sud sudanesi che avevano cercato migliori condizioni di vita al nord e che ora cercano di rientrare nel loro Paese d’origine, dove non hanno più la casa o un lavoro.

Circa 2000 bambini rifugiati e/o rimpatriati, economicamente vulnerabili e non in grado di soddisfare le loro esigenze di istruzione, saranno sostenuti per iscriversi e continuare gli studi anche attraverso la fornitura di materiali didattici di base e un corso di lingua inglese appositamente adattato sul modello arabo di loro provenienza al fine di facilitare la loro formazione.

Gli insegnanti coinvolti sono essi stessi profughi che avranno modo di riprendere la loro professione dopo aver ricevuto una formazione in pedagogia, metodologie educative incentrate sullo studente e competenze linguistiche in inglese. Saranno formati anche sull’apprendimento socio-emotivo per rafforzare le loro capacità a rispondere alle esigenze di apprendimento, sicurezza, salute mentale e supporto psicosociale dei bambini nelle scuole e negli ambienti di apprendimento. Di conseguenza, i bambini svilupperanno maggiori capacità di gestire il proprio benessere mentale e psicosociale e migliorare la resilienza.

Le comunità scolastiche saranno attivamente impegnate nella costruzione di ambienti di apprendimento sicuri, non violenti, inclusivi ed efficaci che promuovano la salute mentale e il benessere di tutti i bambini attraverso la consapevolezza e il dialogo sociale. Il progetto fornirà anche stipendi/incentivi agli insegnanti per migliorare il morale e l’attaccamento al lavoro. La difficile situazione economica del Sud Sudan ha infatti influito negativamente sul sistema scolastico: gli insegnanti non sono pagati e questo ha portato il personale docente a lasciare l’insegnamento come carriera e a perseguire altre opportunità di lavoro. Lo stipendio/incentivo agli insegnanti aiuterà a mantenere maestri e professori nelle scuole e quindi a migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Il progetto sosterrà quattro diverse scuole di Renk, intervenendo anche in ambito sanitario migliorando le strutture igienico-sanitarie, tra cui bagni separati per genere e strutture per la raccolta dell’acqua e il lavaggio delle mani. Un occhio particolare sarà rivolto alle ragazze, fornendo loro kit per l’igiene mestruale ed educazione alla salute riproduttiva, con l’obiettivo di ridurre le barriere alla loro partecipazione all’apprendimento, combattere lo stigma sociale e diminuire i tassi di abbandono scolastico.

Ispirato dall’amore generoso e dall’esempio di Gesù Cristo, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) è un’opera della Compagnia di Gesù con la missione di accompagnare, servire e difendere i rifugiati e gli altri sfollati forzati, affinché possano guarire, imparare e determinare il loro futuro. Dalla sua fondazione, più di 40 anni fa, il JRS ha lavorato con milioni di rifugiati e sfollati interni in tutto il mondo, condividendo i loro viaggi e promuovendo i loro diritti alla protezione, alle opportunità e alla partecipazione alla società. Il JRS già operava in Sud Sudan, ma in altre zone. Ha però intensificato la sua attività quando l’emergenza umanitaria creata dal conflitto in Sudan nell’aprile 2023 lo ha spinto a espandere le sue operazioni a Renk, dove fornisce servizi di supporto presso i due centri di transito e supporto educativo di emergenza ai bambini rifugiati e rimpatriati in 4 scuole primarie di Renk.

Dal 15 aprile 2023, il conflitto in Sudan ha causato lo sfollamento di oltre 770.775 sudanesi (23,13%), rifugiati rimpatriati (76,16%) e richiedenti asilo (0,38%) in Sud Sudan, un Paese già travolto da crisi prolungate, dove la pace e la sicurezza rimangono fragili e gli aiuti umanitari sono minacciati da una grave carenza di fondi. Più di 2,2 milioni di sud sudanesi sono sfollati nel paese dal 2013 e oltre 330.000 sono rifugiati nei paesi vicini. Renk, che è il principale punto di transito, ospita attualmente oltre 51.000 rifugiati e rimpatriati dal Sudan, la maggior parte dei quali sono ospitati presso i centri di transito istituiti dall’UNHCR a Renk e altri residenti nelle aree ospitanti adiacenti.

Si stima che circa 6.256 rifugiati e bambini rimpatriati a Renk stiano incontrando ostacoli nell’istruzione, sia per l’aumento della vulnerabilità economica e le difficoltà che colpiscono i rifugiati e i bambini rimpatriati, sia per il cambiamento del programma di studio che passa dall’insegnamento in arabo a quello in inglese.

Inoltre, l’effetto psicologico del conflitto in Sudan ha anche lasciato genitori e figli a combattere con depressione, ansia e disturbi emotivi con un impatto duraturo sulla loro salute mentale e sul benessere psicosociale. Casi di violenza contro i bambini da parte di genitori o tutori che non sono in grado di provvedere ai bisogni dei loro figli sono stati segnalati presso il centro di transito e intorno a Renk. Si teme che l’attuale crisi economica aggravi la vulnerabilità della popolazione e aumenti il rischio di violenza di genere contro le donne e le ragazze. I bambini con disabilità e i genitori affidatari incontrano barriere di accesso ai servizi di fisioterapia a causa delle limitate strutture di riabilitazione a Renk e dei servizi specializzati. Inoltre, l’afflusso di rifugiati e rimpatriati ha creato nuove dinamiche nelle relazioni sociali tra rifugiati, rimpatriati e comunità ospitanti, esacerbate dal sostegno umanitario differenziale, per lo più rivolto ai rifugiati/rimpatriati e non alle comunità ospitanti.

Il Gruppo India si affianca al JRS per dare nuove speranze a tanti bambini e alle loro famiglie, grazie a un importante lascito ma anche confidando nel sostegno di altri amici. Il codice per sostenere questo progetto, che durerà almeno due anni ed è iniziato a ottobre 2024, è 700E.

I bagni della scuola Jok Yousif Nyor prima e dopo la ristrutturazione

Sighet, Romania: doposcuola al caldo

I bambini di Sighet hanno potuto godere del riscaldamento dei locali del doposcuola per tutto l’inverno grazie al contributo di tanti amici generosi. Ecco cosa ci ha scritto suor Adriana Rus:

Così come abbiamo detto nella nostra richiesta di finanziamento, il denaro che ci avete inviato è stato utilizzato per il riscaldamento degli spazi nel periodo invernale, spazi in cui si svolgono le attività con i bambini al nostro Centro.

Vi chiedo di scusarmi per il ritardo di questa lettera, però abbiamo appena concluso il campo estivo con i bambini e vi invio alcune foto sulla nostra ultima attività.

Grazie di cuore per il vostro sostegno!

Suor Adriana appartiene alla congregazione delle suore Maica Domnului (Madre di Dio), che avevamo già aiutato durante il primo grande esodo di donne e bambini ucraini che scappavano dalla guerra: quasi tutti passavano proprio da Sighet che si trova proprio al confine tra Ucraina e Romania. Qui si fermavano, finalmente al sicuro, per alcuni giorni; molti proseguivano per altre destinazioni, ma tanti sono rimasti e continuano a vivere vicino alla loro patria.

L’inverno scorso suor Adriana ci ha nuovamente interpellato perché non sapeva come fare a pagare le bollette del riscaldamento, notevolmente aumentate. Non potevamo pensare ai suoi bambini al freddo e così abbiamo inviato un nuovo aiuto di emergenza, legato solo indirettamente alla guerra. Pochi giorni fa, al termine non solo del doposcuola ma anche del campo estivo, abbiamo ricevuto il suo grazie e le foto dei bambini sorridenti durante l’ultimo periodo. Il loro sorriso è un grazie che sgorga dal cuore!

Sylhet, Bangladesh: Natale nei giardini del tè

Grazie alla generosità di tanti, il Natale è stato un momento sereno anche per molte famiglie di raccoglitori del tè, che erano rimaste senza lavoro dal mese di agosto per la crisi governativa che aveva spinto le grandi multinazionali a sospendere le attività. Con l’aiuto inviato dal Gruppo India, la diocesi di Sylhet ha potuto distribuire dei pacchi a 450 famiglie della parrocchia di Sreemangal, particolarmente colpita dalla crisi. Le famiglie sono state più di quelle previste, grazie al cambio particolarmente favorevole e alla scelta della diocesi di impiegare a questo scopo anche le offerte per le celebrazioni delle Sante Messe.

Ogni famiglia ha ricevuto un pacchetto di aiuti, contenente alimenti essenziali: 10 kg di riso, 2 kg di lenticchie, 2 litri d’olio, 2 chili di zucchero, 3 kg di cipolle e patate, sale, spezie (peperoncino rosso, curcuma, coriandolo, semi di cumino…). Il pacchetto è stato concepito per fornire una dieta equilibrata per circa due settimane. Inoltre sono stati distribuiti saponi e articoli per l’igiene. La distribuzione è avvenuta a volte durante incontri comunitari, altre volte a domicilio per poter raggiungere tutte le famiglie più colpite dalla crisi. È terminata entro dicembre, ma abbiamo atteso le ultime notizie e le foto per darvene conto.

Il progetto di sostegno agli aiuti di emergenza ha raggiunto con successo 450 famiglie vulnerabili, superando l’obiettivo prefissato e realizzando la missione di garantire la sicurezza alimentare e portare la gioia del Natale a chi ne aveva bisogno. Questo intervento tempestivo non solo ha fornito un aiuto essenziale, ma ha anche sollevato lo spirito della comunità in un momento di difficoltà.

Il parroco di Sreemangal, p. James Shyamal Gomes, e il Vescovo della Diocesi cattolica di Sylhet, Rev. Shorot Francis Gomes, estendono la loro sentita gratitudine a tutte le parti interessate la cui generosità e impegno hanno reso possibile questa iniziativa. Possa questo atto di amore e compassione continuare a essere un riflesso della presenza di Cristo tra noi.

Padre Soroj Leonard Costa

 

Rajaf, Sud Sudan: emergenza famiglie fuggite dalla guerra

Aggiornamento dicembre 2024: al momento chiudiamo la raccolta fondi, siamo in attesa di notizie per darvi maggiori informazioni. Grazie a quanti hanno collaborato!

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In seguito alla guerra scoppiata in Sudan il 14 aprile 2023, oltre alle numerose vittime dei bombardamenti, si è creato un flusso di profughi in continua crescita. L’UNCHR parla di 6.000.000 di sfollati che cercano riparo in Sud Sudan e di altre circa 1.400.000 persone che hanno raggiunto i Paesi vicini.

Il Sud Sudan è in grave crisi economica e non riesce a dare rifugio a così tanta gente. Alcune famiglie sono arrivate anche a Rajaf, un villaggio a pochi chilometri da Juba dove le Suore della Carità di S. Giovanna Antida hanno una grande missione, già sostenuta dal Gruppo India e dove vivono tante persone arrivate dal nord dopo la separazione tra Sudan e Sud Sudan che ancora non sono riuscite a ricostruirsi una vita. I nuovi rifugiati si aggiungono a quanti già vivono in condizioni molto difficili.

Come rimanere indifferenti davanti a persone che hanno vissuto le atrocità della guerra, che hanno camminato fino allo stremo e che arrivano in uno stato davvero miserabile? Le suore fanno di tutto per dare una prima risposta ai bisogni essenziali. Ma si tratta di famiglie devastate fisicamente, moralmente e materialmente alle quali bisogna restituire dignità: offrire un posto per dormire, anche se una tenda o una casa di paglia, dare la possibilità ai bambini di frequentare la scuola per tornare ad una parvenza di normalità dopo avere vissuto le atrocità di una guerra.

È questo il progetto di accoglienza per il quale le suore chiedono un aiuto, con lo scopo di dare speranza in un futuro migliore a tanti bambini che cercano pace e serenità. Tutti possono contribuire inviando un dono con il codice 875E.

Tanti bambini da accogliere a scuola (gratuitamente) e a cui bisogna dare tutto, cibo, materiale scolastico…
a volte anche le scarpe!

Eluru, India: ripresa post-alluvione

Grazie a quanti hanno risposto al nostro appello il Centro Sociale di Eluru ha potuto aiutare 500 famiglie che erano in particolare difficoltà per le conseguenze dell’alluvione. La scelta di queste famiglie e la successiva distribuzione di aiuti è stata fatta con in collaborazione con i responsabili delle varie comunità locali e i parroci. Ognuna delle famiglie prescelte ha ricevuto una coperta e pacchi alimentari: non doversi preoccupare della ricerca di cibo ha permesso loro di occuparsi della ricostruzione dell’abitazione e di altri interventi sulle infrastrutture danneggiate. Grazie a quanti hanno collaborato!

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Non è la prima alluvione, ma ogni volta bisogna ricostruire o ristrutturare le case, liberare i campi dai detriti, fronteggiare la perdita dei raccolti, ripristinare gli allevamenti di animali… Ogni alluvione è un’emergenza! Nell’immediato c’è una risposta da Governo e varie associazioni per i primi soccorsi, ma poi pochi restano a fianco dei più poveri, che non hanno le risorse per rimettere in sesto la propria casa o ciò che gli permette di guadagnare. C’è ancora bisogno di sostenerli e per questo vi chiediamo un aiuto.

Quest’estate il fiume Godavari è esondato per le intense piogge, provocando gravi danni in una vasta zona della diocesi di Eluru. Si stima che complessivamente siano state colpite circa 217.600 persone in 272 villaggi. Più di 100.000 case sono gravemente danneggiate, e altre 9.000 hanno avuto danni minori. Nel settore agricolo, sono stati danneggiati 4.720 ettari di risaie, la maggior parte delle quali sono di piccoli agricoltori appartenenti alle comunità emarginate. Nella fascia costiera altri 885 ettari di colture orticole e circa 2.950 ettari di acquacoltura sono stati dilavati dall’inondazione.

Il Centro Servizi Sociali della diocesi di Eluru dispone di molti collaboratori che sono intervenuti subito a fianco del governo locale per trasferire le comunità colpite in luoghi sicuri, oltre a provvedere ad alcuni bisogni immediati come per esempio la distribuzione di acqua potabile e cibo cotto tramite la creazione di una cucina comunitaria.

Non appena le acque alluvionali si sono ritirate, è iniziata una nuova fase di soccorsi: le persone devono essere incoraggiate a tornare ai propri villaggi e alle proprie case per ripulire l’ambiente abitativo, le strade, le scuole e rimuovere altri detriti. Si inizia così anche l’ulteriore valutazione del bestiame e delle coltivazioni perduti, delle reti e barche di pescatori rovinate o trascinate via dalle acque, delle strade e altre infrastrutture danneggiate, delle case da riparare o ricostruire.

È un triste calcolo, fatto in collaborazione con i parroci e gli animatori locali, che per non restare sterile si deve poi trasformare in ripresa: è per questo che chiediamo il vostro aiuto. Potete identificare le vostre offerte con il codice 910E.

Aggiornamento profughi Ucraina

Aggiornamento gennaio 2024: è un po’ che non vi diamo aggiornamenti, ma questo solo perché la situazione si era in qualche modo “stabilizzata” nella sua precarietà. Nei mesi scorsi la situazione a Sighet (Romania) è peggiorata perché a settembre 2023 è terminato un contributo statale per i rifugiati che potevano così ripagare l’ospitalità di alcune famiglie locali, partecipando almeno in parte alle spese. Non tutte le famiglie rumene possono continuare l’ospitalità in maniera gratuita e molti profughi si sono ritrovati una volta di più senza un tetto, soprattutto mamme e bambini che non sapevano dove andare, cosa mangiare, come curarsi…
La Congregazione Madre di Dio ha ricevuto nuovamente richieste per ospitare questi rifugiati, ha locali attrezzati per offrire alloggio fino a 15 persone (sempre mamme e bambini) ma purtroppo non ha le risorse economiche per sostenere tutte le altre spese (cibo, riscaldamento, bollette di luce e gas più elevate…). Questo l’appello che suor Adriana ha inviato al nostro presidente:
Per questo Le chiedo nuovamente di aiutarci affinché anche noi possiamo andare incontro ai profughi. Il nostro aiuto continuerà ad essere dato alle mamme con bambini. Al momento offriamo alloggio a 9 persone: 4 madri e 5 bambini. Come vi ho detto, ci stanno arrivando nuove richieste, tanto che la settimana scorsa abbiamo dovuto rifiutare, per mancanza di fondi, due mamme con 3 figli.
Noi non ci siamo tirati indietro e grazie a quanti hanno continuato a inviare offerte abbiamo potuto mantenere il nostro impegno, che rende possibile dare un minimo di serenità a tante persone che vedono la propria vita stravolta.

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Abbiamo ricevuto degli aggiornamenti da Sighet (Romania) dove sosteniamo alcune case famiglia delle suore Maica Domnului e dei Gesuiti che stanno dando accoglienza ai profughi ucraini: c’è chi sosta solo per poche ore durante il loro viaggio e chi ha scelto di fermarsi in questa cittadina proprio al confine con l’Ucraina. Nelle foto il pranzo di Pasqua con le suore che cercano in tutti i modi di regalare attimi di serenità…

Carissimi Amici e benefattori, a oltre due mesi dall’inizio del conflitto russo-ucraino, vi scrivo per aggiornarvi su quanto compiuto a Sighet grazie al vostro sostegno.

Secondo le statistiche municipali, sono passati finora attraverso la frontiera Soltvino (Ucraina) – Sighet (Romania) oltre 70mila profughi. La gran maggioranza è diretta verso altre mete ma sono rimasti in città oltre 2000 ucraini che sperano nel cessate il fuoco e in un accordo di pace per poter far ritorno alle proprie case.

Facciamo nostre le parole di papa Francesco: “La vera risposta non sono le armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo ormai globalizzato – non facendo vedere i denti, come adesso -, un modo diverso di impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio, ma purtroppo è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare”.

Tra i modelli di “cura” indicati dal Papa c’è lo sforzo compiuto da tanti, cittadini privati, associazioni e famiglie religiose che si stanno prodigando in una gara di solidarietà verso chi oggi è messo in croce. Attualmente abbiamo nelle nostre case quattro nuclei familiari di profughi accolti stabilmente. Vengono da Mariupol, divenuta nel frattempo una città-fantasma, da dove sono riusciti a scappare miracolosamente e non sanno dove andare. Da noi potranno restare tutto il tempo che sarà loro necessario, senza limiti.

Transitano quotidianamente tanti profughi che trovano aiuto nelle nostre case e in altre strutture religiose presenti in Sighet: chi sta lì assiste con pena e preoccupazione. Anche se si fermano solo per una due notti, dai loro sguardi e dai loro racconti emergono domande che ci inquietano. Dove andranno? Quando potranno ritornare alle proprie case, quanto ci vorrà per ricostruire città e villaggi praticamente rasi al suolo? Quanto ci vorrà per risanare le ferite che hanno marcato a fuoco il popolo ucraino e lo stesso popolo russo?

Ringraziamo di tutto cuore quanti hanno contribuito e seguitano a sostenere i nostri sforzi di accoglienza. Non allentiamo l’attenzione al riguardo, perché tutto lascia prevedere che l’emergenza sarà ancora molto lunga.

Il Signore vi benedica,
P. Massimo Nevola S.I.

Non molto diverso è il racconto di suor Adriana che ci parla anche del coraggio di due mamme:

La situazione qui a Sighet è per ora stabile nel senso che da qualche settimana non ci è chiesto di ospitare tanti profughi come prima. Nella nostra casa ci sono adesso 32 persone, famiglie, madri con i loro bambini e alcuni anziani.

Tutti loro hanno chiesto settimane fa di rimanere qui con la speranza che la guerra finisca presto. Alcuni di loro lavorano… non tutti però, poiché è difficile conciliare tanti aspetti nella situazione presente.

Vi posso raccontare la storia di due madri. Una di loro, Katerina è arrivata qui insieme a sua figlia, Dasha Cameliia, e sua sorella, Anastasia. Le abbiamo accolte il 14 marzo dopo un lungo viaggio di due settimane da Odessa, al confine con la Moldavia. Dasha non sapeva, non era cosciente di quello che succedeva nel suo Paese, quindi insisteva chiedendo sua madre dove stavano andando. E lei le aveva risposto che stavano cercando Bambi, il personaggio Disney. E siccome quello tardava ad apparire, la madre le disse che finché non lo trovavano, non si potevano fermare. E qui a Sighet uno dei volontari che accoglieva i profughi teneva tra le mani Bambi, appunto. Certo, la bambina l’aveva visto subito e quindi hanno deciso di fermarsi qui. Ora, la madre ha trovato un lavoro in un hotel ristorante e fa la cameriera.

La seconda donna, sempre una madre, aveva già due figlie; ha partorito un maschietto, Stefano, il 25 aprile. Purtroppo siccome lei aveva avuto il Covid nel primo mese di gravidanza, il bambino ha un trombo nel cuore e i medici hanno deciso di inviarlo a Cluj-Napoca per essere curato. Adesso la madre è tornata da noi, è forte e aspetta che suo figlio guarisca e torni quanto prima da lei. Speriamo di vederlo presto!

Ecco allora, alcune notizie sulla situazione che purtroppo – e vi chiedo scusa – arrivano un po’ tardi in queste circostanze, ma non dubito che voi mi capiate. Grazie!

Cordialmente,
suor Adriana Rus

Beirut, Libano: aiutiamo le famiglie

Aggiornamento ottobre 2021: ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito a dare una mano a tante famiglie in difficoltà! Il vostro aiuto è diventato cibo, vestiario, generi di prima necessità… I problemi in Libano ovviamente permangono e continuiamo ad aiutare con altri progetti, alcuni già coperti economicamente, altri da coprire. Visita la pagina “Dove aiutiamo/Libano” per gli ultimi aggiornamenti.

Tutti sappiamo della tremenda esplosione del 4 agosto a Beirut, di quanti dolori, sofferenze e danni ha causato… e questo in un Paese che già affrontava una grave crisi politica ed economica.

Anche la scuola S. Anna di Besançon, diretta da suor Mirna (Suore di Santa Giovanna Antida), ha subito forti danni. Stanno cercando di ripararla con l’aiuto dei genitori e dei ragazzi più grandi, che donano il loro tempo e le loro capacità. Ma il pensiero di suor Mirna è per le tante famiglie che hanno perso casa, lavoro, tutto… Chi pensa a loro? Gli aiuti internazionali sono diretti alla ricostruzione degli ospedali, del porto, delle infrastrutture e tutto questo è necessario. Ma è anche indispensabile aiutare le famiglie, gli abitanti di una città semidistrutta. A loro andranno gli aiuti che il Gruppo India riuscirà a raccogliere, ai piccoli, a quelli che nessuno considera…

La scuola Sant’Anna sorge proprio sulla linea di demarcazione tra il quartiere cristiano e quello musulmano di Beirut ed è frequentata per oltre l’80% da bambini di fede islamica. “Lo scoppio di agosto ci ha ferito nell’anima – racconta suor Mirna – ci ha tolto le ultime speranze. Ora tutti vogliono andare via da questo Paese. Se sei una persona onesta e vuoi restare libera non puoi più vivere in Libano. La corruzione è ovunque e se non hai legami con qualche partito non puoi fare niente, nemmeno trovare un posto in ospedale. Oggi il latte costa 13 dollari al litro e il dollaro, in parità con la nostra moneta a 1500 lire libanesi, è scambiato dalle banche a 3900 e sul mercato nero a 8500”.

Considerando il dolore di suor Mirna e i dati recenti per cui il 55% della popolazione libanese è sotto la soglia di povertà e il 54% della forza lavoro è disoccupata, come possono le famiglie affrontare da sole questo dramma?

In questo video vediamo gli sforzi degli alunni e dei loro genitori per riaprire la scuola. Per queste famiglie così coraggiose e generose, chiediamo una mano: aiutiamole a ripartire, a superare questo tremendo colpo che si è abbattuto su di loro (codice progetto 882E).

Sudan e Sud Sudan: un'emergenza continua…

campo progughi

Emergenza: secondo il vocabolario è una circostanza imprevista, una particolare condizione di cose, un momento critico, che richiede un intervento immediato. Ma in alcune zone è invece una compagna di vita, ogni giorno presente a fianco di chi è costretto a lottare per qualcosa da mangiare, per avere un misero riparo notturno, per assicurare un’educazione e un futuro ai propri bambini…

Uno di questi luoghi è il Sudan, fino al 2011 un solo grande Paese, ora diviso in Sudan e Sud Sudan. Anche papa Francesco ha rivolto un appello per questa terra:

Destano particolare apprensione le dolorose notizie che giungono dal martoriato Sud Sudan, dove ad un conflitto fratricida si unisce una grave crisi alimentare che colpisce la Regione del Corno d’Africa e che condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini. In questo momento è più che mai necessario l’impegno di tutti a non fermarsi solo a dichiarazioni, ma a rendere concreti gli aiuti alimentari e a permettere che possano giungere alle popolazioni sofferenti. Il Signore sostenga questi nostri fratelli e quanti operano per aiutarli.

(Udienza generale, mercoledì 22 febbraio 2017)

Il Gruppo India opera in Sudan e in Sud Sudan sin dal 1995, sostenendo l’impegno delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida che raccontano la loro esperienza e ci mostrano il mondo in cui operano in questo documento.