Pasqua 2014

LA MISERICORDIA SI FA SPERANZA

Il tempo di Quaresima è da sempre per noi un tempo forte di riflessione e condivisione perché il comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo, che è la Carità, trova il compimento nel sacrificio della Croce e la speranza nel mistero della Resurrezione.

“Essere misericordiosi e operatori di misericordia” è l’invito che il Santo Padre Francesco ha rivolto a tutti i cristiani per questo tempo, rimarcando che “vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo” e “ciò che dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è l’amore di compassione, di tenerezza e di condivisione”. Abbiamo bisogno gli uni degli altri perché “la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza” e tutti noi – anche se abbiamo i beni materiali – possiamo essere miseri se il nostro cuore non ha l’amore che, per il cristiano, è Carità. Questo richiede una conversione del cuore, un cambiamento del nostro modo di vivere e di relazionarci. Per esempio imparando a non sprecare ciò che abbiamo e a fare piccole o grandi rinunce. Ecco perché la Carità duole.

In tanti anni abbiamo sperimentato esempi magnifici di persone che, condividendo l’impegno del Gruppo India, hanno donato con sacrificio e con vero spirito di solidarietà, che non consiste esclusivamente in azioni di promozione e assistenza, ma prima di tutto è attenzione verso l’altro (vicino o lontano) perché ognuno di noi è chiamato a “prendersi cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo” (Evangelii Gaudium, n. 216).

Le difficoltà che molte nostre famiglie sperimentano, hanno comportato anche un notevole calo delle donazioni e diminuito le nostre possibilità di rispondere ai bisogni di tanti bambini e ai vari appelli e richieste di aiuto che riceviamo. Confidiamo però che non mancherà uno sforzo in più di generosità e l’impegno di tutti ad “inventare” iniziative e occasioni per coinvolgere altri.

Potremo così continuare a costruire una catena di solidarietà fraterna che raggiunge con piccoli o grandi gesti di amore persone nel bisogno materiale, assicurando loro un futuro migliore, soprattutto attraverso la formazione e l’autosviluppo.

Come vi raccontiamo in queste pagine, sono molti i luoghi del mondo dove il Gruppo India, attraverso missionari di vari Ordini religiosi, si fa presente per prendersi cura soprattutto di bambini e giovani, perché in futuro siano capaci essi stessi di promuovere la crescita culturale, sociale e sanitaria di intere comunità. Purtroppo non mancano drammatiche situazioni di emergenza di cui occuparsi, ma c’è anche l’evidenza di quanto si è potuto già realizzare e l’esempio di belle iniziative di solidarietà dei nostri benefattori.

Così la misericordia si fa speranza.

A tutti voi, amici e benefattori, con il nostro grazie,
gli auguri più sinceri di Buona Pasqua!

Scarica la newsletter completa! (formato PDF)

Natale 2013

 

 

 

Natale 2013!

La grotta di Betlemme ci insegna ad amare l’uomo, ogni uomo, ad amarlo di più se è debole, povero, piccolo.

Nell’avvicinarsi del Santo Natale contempliamo ancora una volta il mistero dell’incarnazione di Gesù, che è venuto a portare a ciascuno di noi il messaggio di amore.

Come papa Francesco non manca di ricordarci, Gesù ci ha insegnato che “il più grande comandamento è questo: l’amore!”.

Per noi del “Gruppo India” il Natale è legato alle origini stesse del nostro impegno: in questo tempo, ormai 33 anni fa, un gruppo di giovani dell’Istituto Massimo di Roma accolse l’invito di P. Mario Pesce sj di incontrare Gesù nei bambini dell’India trascorrendo con loro alcuni giorni di condivisione e servizio.

Da quel viaggio è nata l’iniziativa “ADOZIONE – BORSA DI STUDIO” fondata sull’amicizia sincera, il ricordo quotidiano, la condivisione materiale fra fratelli. Ormai tantissime organizzazioni promuovono – anche con grandi mezzi – iniziative simili, ma per noi è importante che all’aiuto materiale – certamente necessario – si accompagni un coinvolgimento personale, in spirito di vera solidarietà.

In queste pagine potrete leggere la testimonianza di uno di quei “ragazzi” che ha recentemente vissuto l’emozione di tornare in quei luoghi e constatare i grandi benefici che l’aiuto dei benefattori del Gruppo India ha recato alle intere popolazioni locali, migliorando di molto le loro condizioni di vita e di istruzione.

Rimane ancora molto da fare come emerge dall’altra testimonianza di chi ha da poco visitato le missioni che aiutiamo in Congo e Uganda, e dalle notizie che ci arrivano da altri Paesi africani. Dinanzi ai drammi umani, che coinvolgono soprattutto bambini che subiscono violenza e sfruttamento, che soffrono la fame, la miseria, l’ignoranza e l’abbandono, nessuno può tirarsi indietro, tutti siamo chiamati in causa e i cristiani più degli altri, perché nel volto di ogni bambino noi adoriamo quello del bambino Gesù, il volto di Dio.

In questo tempo in cui le migrazioni ci interpellano a tanti livelli, lo spirito di fraternità, che è a fondamento della proposta del Gruppo India, sia per noi un dono reso fecondo dalla ricchezza dell’incontro con l’altro e dalla solidarietà vera, fatta di risposta ai bisogni materiali e attenzione alla singola persona vicina o lontana. Questo aiuta tutti a recuperare la fiducia e a tenere sempre viva la speranza: come ha detto papa Francesco in visita al Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati “con l’accoglienza e la fraternità si può avere ancora un futuro” e ha continuato: “i poveri sono maestri privilegiati della nostra conoscenza di Dio; la loro fragilità e semplicità smascherano i nostri egoismi, le nostre false sicurezze, le nostre pretese di autosufficienza e ci guidano all’esperienza della vicinanza e della tenerezza di Dio, a ricevere nella nostra vita il suo amore, la sua misericordia di Padre che, con discrezione e paziente fiducia, si prende cura di noi, di tutti noi”.

Siamo perciò chiamati a riflettere e ad agire perché a tutti i livelli la persona umana sia rispettata, accolta, amata. Grazie a ognuno di voi per essere, insieme a noi, tra i poveri della terra. Il Dio-Bambino venuto a raccontarci il suo amore, ci renda sempre più capaci di riconoscerlo e ad accoglierlo in ognuno di loro.

A tutti gli auguri sinceri di Buon Natale e di un sereno Anno 2014 !

Scarica la newsletter completa! (formato PDF)

Autunno 2013

UN BAMBINO, UN INSEGNANTE, UNA PENNA E UN LIBRO

POSSONO CAMBIARE IL MONDO

 

L’ISTRUZIONE È LA SOLA SOLUZIONE

“Le nostre parole possono cambiare il mondo, e allora impegniamoci in una lotta contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo, e prendiamo in mano le nostre penne e i nostri libri. Sono molto più potenti delle armi”.

Queste parole rilanciate da giornali e televisioni di tutto il mondo sono state pronunciate lo scorso 12 luglio all’ONU da Malala Yousafzai, la giovane pakistana che rivendicò il diritto all’istruzione per le ragazze del suo Paese, sfidando l’intransigenza dei talebani. Per questo fu gravemente ferita, lo scorso ottobre, con un colpo di arma da fuoco alla testa.

Nel giorno del suo sedicesimo compleanno, Malala ha chiesto con forza ai potenti del mondo scuole e istruzione per tutti i bambini. Si è soffermata particolarmente sui diritti delle donne e sull’importanza dell’istruzione come strumento di emancipazione per le ragazze. Ha parlato “per tutti coloro che meritano di essere ascoltati. Per coloro che hanno lottato per i loro diritti. Per il loro diritto a vivere in pace. Per il loro diritto a essere trattati con dignità. Per il loro diritto alle pari opportunità. Per il loro diritto all’istruzione”.

Le parole di Malala sono un messaggio e una testimonianza forte per ciascuno di noi perché ognuno – giovane e meno giovane – è chiamato a rendersi protagonista dell’impegno per il cambiamento, anche perché è sempre più evidente che qualunque cosa che accade in qualche parte del mondo non ci è estranea.

La povertà, l’ignoranza, l’ingiustizia, il razzismo e la privazione dei diritti fondamentali sono i principali problemi che uomini e donne devono affrontare in molti Paesi. In India, bambini innocenti e poveri sono vittime del lavoro minorile. Molte scuole sono state distrutte in Nigeria. Sono circa 50 milioni i bambini tra i 6 e i 15 anni, di cui oltre la metà sono bambine, senza accesso all’istruzione a causa di conflitti.

Oltre trenta anni fa un gruppo di giovani – alcuni dell’età di Malala – vissero con P. Pesce l’esperienza dell’incontro con i bambini di alcuni villaggi dell’India e si resero conto che sostenere l’istruzione di quei piccoli sarebbe stato fon- damentale per lo sviluppo delle loro comunità. Nacque così l’iniziativa della “ADOZIONE – BORSA DI STUDIO”, che non ha mai avuto un contenuto solo economico ma di coinvolgimento personale: creare un ponte ideale di fratellanza fra persone lontane e che non si conoscono, per contribuire insieme ad un mondo più giusto, ove ognuno ha la possibilità di sviluppare i propri talenti.

Con queste pagine, che vi giungono all’inizio di un nuovo anno scolastico, vogliamo rilanciare questa iniziativa. Le nostre PAROLE e le nostre AZIONI possono CAMBIARE IL MONDO! Avanziamo allora uniti nel nostro viaggio con un “più” di inventiva perché in tanti sappiano ancora raccogliere la sfida di un proprio coinvolgimento personale.

Un invito specialissimo è rivolto a tutti i bambini, ragazzi e ragazze di ogni classe, scuola, gruppo… Tutti, sull’esempio di Malala e con la complicità di insegnanti, genitori ed educatori, sappiano fare la loro parte perché ogni bambino del mondo possa avere una scuola, un insegnante, un libro, una penna …e così cambiare il mondo.

Estate 2013


Cari amici, rientrato dal Vietnam, dove da anni il Gruppo India (G.I.) è impegnato per varie iniziative, sento ancora presenti i volti e le storie delle persone incontrate, i profumi e i colori della natura e la suggestiva vivacità di questa cultura indocinese. Attraversando il Paese, poco più grande dell’Italia (331.689 km2) con una popolazione di circa 88 milioni, ho respirato l’aria di un oriente che si dimena tra la tradizione e la modernità, tra l’antico fatto di gesti, simboli e riti e il presente pervaso dall’economia e dai modelli occidentali.

Ovunque ho accolto con stupore le storie di quanti hanno vissuto la tragedia della guerra, dell’esilio e della violenza, talvolta efferata, per il solo fatto di essere cristiani o contrari al regime che si è imposto nel Paese. Ricordo in particolare un uomo anziano che, con gli occhi gonfi di lacrime e quasi scusandosi per quanto mi stava raccontando, mi aprì il suo cuore descrivendomi gli orrori di cui fu vittima perché non volle rinnegare la sua Fede in Dio e la sua appartenenza alla Chiesa Cattolica. Pur godendo di uno status sociale riconosciuto dai suoi concittadini, perse il lavoro e la casa; i suoi figli furono sottoposti a tortura, ma lui continuò apertamente a manifestare la sua fedeltà a Dio e alla Chiesa. Fui impressionato soprattutto dal suo volto e dai movimenti del suo corpo pervasi da un sentimento di pace irradiata dai suoi occhi per quanto bagnati dalle lacrime gocciolanti lungo il naso. “Ho perdonato i miei carnefici …” mi disse con parole dolci e decise “… ed ho trovato l’amore di Dio anche quando tutto mi sembrava ormai alla fine”. L’ho abbracciato, salutato e mentre mi allontanavo da lui cresceva in me la consapevolezza di essere stato evangelizzato da uno sconosciuto, fino a quel momento, ma maestro di vita e compagno autentico di Gesù.

Le vicende della guerra lasciarono il Paese distrutto e con milioni di morti. La maggioranza della popolazione appartiene al buddismo e i cattolici sono circa il 10%. La convivenza è pacifica e talvolta s’improvvisa un mutuo soccorso quando le circostanze e gli eventi lo richiedono. Con grande sorpresa ho conosciuto un gruppo di religiosi dediti al lavoro con i Degar (in francese Montagnard, per indicare minoranze etniche insediate sugli altopiani). Si calcola che tutti i gruppi etnici presenti sul territorio nazionale siano circa il 14% della popolazione vietnamita. Provengono dalla Thailandia e dal Laos, emigrati secoli fa parlano proprie lingue e non hanno scrittura. Non conoscono la lingua vietnamita e ciò rappresenta uno degli ostacoli per la loro sopravvivenza e la relazione con la vita del Paese. I missionari locali promuovono la scolarizzazione dei bambini a cui il G.I. partecipa con molto interesse.

Ho incontrato alcuni gruppi di donne formate alla gestione del microcredito, attività che coinvolge anche il G.I. In questo modo le famiglie possono fronteggiare tutti gli eventi, soprattutto i ricatti degli usurai che diventerebbero un’avventura senza fine. E infine tante altre attività, coordinate dai nostri referenti (pozzi, cisterne, piccoli ponti, sentieri, borse di studio, orfanotrofi, etc…) e rese possibili dalla la solidarietà di tanti di voi, amici benefattori. Concludo questi appunti con un sentimento di riconoscenza verso questo popolo radicato nella sua dignità e capace di riaffermarla anche quando su di esso si abbattono eventi nefasti.

p. Gianni Di Gennaro sj

Scarica la newsletter completa! (formato PDF)

Pasqua 2013

FEDE E CARITA’…

 …CREAZIONE DELL’INCONTRO PERSONALE CON DIO

Qualche anno fa visitai un villaggio di un Paese africano. Mi trovavo in quella terra perché accompagnavamo la realizzazione di un progetto, a cui partecipavano uomini e donne appartenenti a varie tribù e clan etnici. In verità, col trascorrere dei giorni, cresceva in me lo stupore nel constatare tanta diversità presente nelle comunità e allo stesso tempo tante iniziative animate da un “sentire” comune che si traduceva in impegno per il bene di tutti i membri della parrocchia, costituita da vari villaggi. Riuscivano a coniugare interessi e motivazioni legate ai gruppi e ai luoghi di appartenenza con uno spirito comunitario rivolto a costruire insieme il bene comune. Interessato a voler approfondire quanto percepivo, mi rivolsi al parroco, anche lui membro di una delle tante etnie presenti nella regione che da molti anni seguiva le vicende di questa popolazione. Pur avendolo incontrato più volte non aveva mai fatto cenno a ciò che per me stava diventando il “segreto” di questa gente. La conversazione iniziò con il ricordo del suo primo ingresso nella parrocchia dove trovò una moltitudine di persone provenienti dai villaggi e appartenenti a varie realtà. In un clima di festa, dato l’evento, molti uomini cominciarono a prendere la parola affermando l’importanza del proprio gruppo di riferimento, richiamando l’attenzione su questioni non sempre condivise dagli altri gruppi. Era una “vetrina della vanità” in cui ciascuno esponeva i propri “gioielli” legati al “sangue”, alla cultura e alle tradizioni dei propri antenati; faceva seguito una lista di richieste sottoposte all’attenzione dei presenti. Niente riusciva a scalfire questa mentalità!

Per anni ho tentato di tutto, continuava il parroco, finché un giorno, io che portavo nel “sangue” i segni del mio clan, ebbi un’intuizione: era necessario orientare la catechesi e la pastorale sul mistero del corpo e sangue di Cristo come fondamento della nuova appartenenza. Con la partecipazione allo stesso banchetto eucaristico ci riconosciamo fratelli e sorelle dello stesso corpo. Non più il sangue della famiglia o del clan, non più il vincolo che lega all’etnia, ma solo il corpo e il sangue di Cristo ci dispongono ad un nuovo modo di stare insieme, di prenderci cura l’uno dell’altro e vivere con quella stessa passione, motivazione e interesse che caratterizza l’esperienza dell’appartenere a… La comunità, mi diceva, si costruisce e cresce quando i suoi membri sono disposti a rinunciare ed investire come fanno, per esempio, nelle loro famiglie. In questo modo, proseguiva il parroco, la condivisione domenicale del calice e del pane preceduti dall’annuncio della Parola, sono diventati la forza e l’espressione dell’essere fratelli e sorelle in un unico Padre. La domenica è la celebrazione comunitaria di un evento che continua nel tempo e nella vita ordinaria di tutti: l’amore di Dio si esprime nella sua carità attraverso il sacrificio di suo figlio Gesù Cristo.

l ricordo di questo incontro ha dato nuova luce al mio cuore e si associa a questo tempo di Quaresima che il Papa Benedetto XVI introduce con il suo messaggio: “Partendo dalla fondamentale affermazione dell’apostolo Giovanni: «Abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1 Gv 4,16), ricordavo che «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva…» (Deus Caritas est, 1) /…/ Quando noi lasciamo spazio all’amore di Dio, siamo resi simili a Lui, partecipi della sua stessa carità. Aprirci al suo amore significa lasciare che Egli viva in noi e ci porti ad amare con Lui, in Lui e come Lui; solo allora la nostra fede diventa veramente «operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6) ed Egli prende dimora in noi (cfr 1 Gv 4,12)”. Fede e carità, due dimensioni indivisibili della stessa realtà.

Auguri a ciascuno di voi, amici del Gruppo India, perché la Pasqua sia luce e vita.

p. Gianni Di Gennaro sj

Scarica la newsletter completa! (formato PDF)

Natale 2012

UN MODO DIVERSO PER DIRE… Buon Natale …

 

…e Buon Anno!

Cari amici del Gruppo India, mentre i giorni trascorrono velocemente e forse per alcuni lentamente, il Natale si fa sempre più vicino. Penso a tante regioni del mondo, penso al nostro Paese e immagino, con  gli occhi del cuore, il volto di ciascuno di voi. Come augurare la gioia del Natale in tempi tanto difficili?

Auguri a chi ascolta quanti sono afflitti da ansie e sofferenze, perché malati, abbandonati dai figli e costretti a vivere una solitudine non accettata.

Auguri a chi dà luce a quanti hanno perso il lavoro e si ritrovano a dover “pellegrinare” per assicurare un piatto caldo ai propri figli.

Auguri a chi sostiene quanti non hanno più la forza e il coraggio di riprendere in mano la propria vita perché tormentati dai debiti contratti in tempi migliori.

Auguri a chi porta la pace a quanti in famiglia si sentono abbandonati, traditi e umiliati nella loro condizione di marito, moglie, figlio e figlia.

Auguri a chi si fa speranza per quanti sono amareggiati, prigionieri delle proprie nostalgie e frustrati da sogni mai realizzati.

Auguri a chi ha la semplicità di essere “Maestro” per tanti giovani delusi dalla droga, dal sesso, da una società ripiegata su se stessa.

Auguri a chi ha il coraggio di perdonare l’offesa ricevuta …a chi si riconcilia con se stesso …a chi ama piuttosto che essere amato.

Auguri a chi promuove e costruisce il bene comune nella politica, nelle istituzioni pubbliche e nelle attività amministrative.

Auguri a chi accoglie lo straniero perché tutti siamo stranieri per gli altri.

Auguri a chi non cerca onori e applausi per non perdere la libertà.

Auguri a chi si prende cura di quanti, vicini e lontani, non hanno cibo, non possono frequentare la scuola, sono discriminati e usati per accumulare ricchezze.

Auguri a tutti, per questo Natale e per tutto l’Anno 2013, perché:

In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. (Mt 25,40b)

(p. Gianni Di Gennaro sj)

Scarica la newsletter completa! (formato PDF)

Autunno 2012

INFERNO E PARADISO

“Un giorno un sant’uomo chiese al Signore: – Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno -. Dio condusse il sant’uomo verso due porte. Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno. C’era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca.

Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Tutti avevano l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del proprio braccio, non potevano accostare il cibo alla loro bocca. Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

Dio e l’uomo si diressero alla seconda porta. Dio l’aprì. La scena che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, erano ben nutriti, felici e conversavano tra loro sorridenti.

Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!” È semplice – rispose Dio – essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo non consente di nutrire se stessi, ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri. Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a se stessi. La differenza la portiamo dentro di noi! Mi permetto di aggiungere: sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti, ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengano trasformati in azioni.

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”

(Mahatma Gandhi)

Solo il cuore e la mente di un uomo integro e libero come Gandhi potevano rappresentare, in due scene, il paradigma di una umanità che si gioca il suo futuro attraverso le scelte e le decisioni del presente. Saremo quello che oggi siamo! Tendere la mano è il gesto di chi cerca contatto, calore, sicurezza. Ma nel tendere offre se stesso e la propria vita che diventerà vita per l’altro. 

p. Gianni Di Gennaro S.J.

Scarica la newsletter completa! (formato PDF)

Estate 2012

QUANDO L’AMORE DIVENTA SPERANZA

Siamo da poco rientrati
dall’ETIOPIA,
terzo Paese dell’Africa
per popolazione
(dopo Nigeria ed Egitto),
ricco di altopiani
(Addis Abeba è a 2.360m slm)
e con una speranza di vita
di 49 anni,
una delle più basse del mondo.

Non è una sorpresa ritrovarci,
spesso, con centinaia di bambini:
la vera grande risorsa di questo Paese.

Dalla capitale ci spostiamo a Shire,
nel nord, per visitare le attività
coordinate dalle suore di S. G. Antida
presenti in quest’area dal 2004.

Entriamo nel dispensario e improvvisamente
siamo immersi e circondati
da donne, bambini, qualche uomo,
tutti provenienti dalle zone limitrofe.

 

In questo clima di ringraziamenti, saluti, sorrisi, pianti, si fa strada ai nostri occhi il dramma dei bambini malnutriti. I piccoli vengono portati, in questo luogo di speranza, quasi scheletrici. Il loro peso e la loro crescita dipendono dal latte materno purtroppo scarso e povero di elementi nutritivi a causa della inadeguata alimentazione e delle continue carestie note a tutto il mondo. Chi ha la fortuna di raggiungere le suore trova assistenza sanitaria e speciali alimenti per i piccoli malnutriti nei cui occhi, lentamente, si riaccende il sorriso mentre le loro carni prendono forma e coprono le piccole e gracili ossa. Infermieri, medici e suore mostrano tutta la loro abilità e umanità nell’accogliere questa gente e nel sottoporla ad esami clinici, visite, incontri formativi e infine somministrando tutto il necessario perché la vita dei piccoli moribondi riprenda il suo cammino. È una vera sinfonia della vita in cui ciascuno svolge la sua parte per strappare alla morte chi non ha scelto di venire al mondo in quelle condizioni. Ci congediamo, consapevoli che quanto sosteniamo economicamente sarà sempre insufficiente di fronte alle migliaia di corpicini incoscienti del loro drammatico futuro, ma crediamo che la Carità è più feconda dei nostri piccoli sforzi.

Lasciamo Shire e ci dirigiamo al sud del Paese nella località di Soddo. Un lungo viaggio di 300 km in auto guidati da Abba (Padre) Marcello, sacerdote marchigiano che da anni vive a Soddo dedicando la sua vita ai poveri e soprattutto ai ragazzi di strada. Durante le ore di viaggio ci partecipa la sua storia e ci svela il miracolo dell’amore. Sposato senza figli e poi vedovo (con molta emozione parlava di sua moglie), raggiunto il traguardo della pensione decide di svolgere un tempo di volontariato in Etiopia. La sua decisione di dedicare un po’ del suo tempo per gli altri in un Paese sconosciuto, si è trasformata in una scelta: il sacerdozio vissuto con, e per i poveri. Ci accompagna alla Smiling Children Town, dove alloggiamo, e ci parla di questa intuizione divenuta realtà: la città dei ragazzi sorridenti. Era il mio sogno da tempo (ci dice con sguardo sereno e felice). Voi non potete capire cosa significhi l’impotenza nel vedere migliaia di ragazzini per strada, in preda alla sporcizia, alle prepotenze e alle violenze degli adulti, dei boss di quartiere. Se vuoi bene a questa gente, da lì devi partire ed è anche importante come si parte. /…/ E ancora, spesso occorre anche sapere che potresti non vedere i frutti di quello che hai seminato …! Condividiamo ansie e gioie di Abba Marcello e rientriamo in Italia avendo trovato, anche in questa regione dell’Africa, Dio che si fa amore e speranza attraverso la debolezza dei piccoli.

p. Gianni Di Gennaro sj

Scarica la newsletter completa! (formato PDF)

Verso la Pasqua 2012

Madre Teresa di Calcutta

UOMINI E DONNE DI DIO PER GLI ALTRI

Il vero amore è anche pieno di dolore! Madre Teresa di Calcutta era solita pronunciare queste parole nel suo vissuto spirituale quando il “dubbio” offuscava la sua intima relazione con Dio. È il silenzio di Dio? Un amore sincero, totale e profondo per Dio era anche fonte di intenso dolore. Anche in questi momenti, la missionaria intensificava la sua presenza tra i più poveri dei poveri; forse per cercare una risposta? Cercava solo tra i corpi lacerati dalla lebbra e da altre infermità le piaghe di Cristo e il suo volto trasfigurato dalla violenza umana: ogni volta che facciamo qualcosa ad un fratello o sorella, lo facciamo a Cristo! Questa esperienza, già nota alla tradizione della spiritualità cristiana, segna non solo i movimenti del cuore, ma ispira e guida il pensiero e l’azione.

Madre Teresa amava Dio e questo legame al suo creatore si traduceva in caritatevole passione, prendersi cura di chi, considerato relitto della società, poteva vivere almeno i suoi ultimi giorni con dignità. La sua autenticità, rettitudine e carità si esprimevano in relazioni giuste e umanizzanti al punto da suscitare comprensione anche in chi si era manifestato ostile, per motivi culturali e/o religiosi, alle attività della suora. Era noto il suo atteggiamento proteso a cercare e assistere i poveri indipendentemente dalla loro appartenenza, fede e infermità. L’icona di madre Teresa inginocchiata e orante dinanzi al corpo esanime di un mendicante disteso sulla piattaforma di una stazione ferroviaria, mentre i passeggeri frettolosamente gli passano accanto evitandolo, ci svela allo stesso tempo l’amore e il dolore di una donna che si consegna a Dio, al suo silenzio e all’umanità.

Essere uomini e donne di Dio per gli altri, comporta l’uscire fuori di se stessi per scoprire, attraverso la presenza dell’altro, il senso e la direzione da dare alla propria vita. Come diceva P. Pedro Arrupe, già Superiore Generale della Compagnia di Gesù, … l’uomo che si chiude in se stesso, che non vive che per i propri interessi, non solo nulla apporta per i fratelli, ma diventa meno uomo, diventa cattivo. L’amore è la dimensione ultima e comprensiva dell’uomo, quella che dà un significato, un valore o un non-valore, a tutte le altre dimensioni. (1973)

Abbiamo iniziato questo nuovo anno con molte nuove incertezze accompagnate da (già annunciati) eventi socio-economici mondiali destabilizzanti e contraddittori rispetto a quella presunta sicurezza e “tranquillità” percepita e vissuta negli anni precedenti. Il clima generale potrebbe non favorire una lettura serena del nostro impegno per l’altro, mentre siamo più esposti a chiuderci nel nostro piccolo mondo problematico, delegando ad altri le responsabilità che riguardano ciascuno di noi. Non dubitiamo delle nostre risorse personali e collettive, esse non si riducono alla sola economia. Ciascuno di noi ha sempre un ruolo da vivere nel grande scenario mondiale nella misura in cui ogni nostra piccola scelta va nella direzione della solidarietà che si traduce in uno stile di vita sobrio e orientato a prendersi cura di… Il nostro desiderio è di continuare, con tutti voi amici del Gruppo India, a promuovere la storia di tanti uomini, donne e bambini dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina che desiderano solo essere riconosciuti nella loro dignità e nella possibilità di conseguire uno sviluppo integrale: diritto di ogni persona!

Auguri, da tutti noi, per una Pasqua ispirata dalla Risurrezione di Cristo!
(p. Gianni Di Gennaro sj)

Scarica la newsletter completa! (formato PDF)

Gruppo India Pasqua 2012 Bambini