Estate 2026

Carissimi, da 20 anni p. Mario Pesce sj ci ha lasciati ma il suo esempio e il suo messaggio di amore sono sempre attuali e vivi nei nostri cuori. Le ricorrenze sono un bel momento per tornare a guardare al passato, per riviverlo nell’oggi, attualizzandolo nella fedeltà ai principi. Il Gruppo India porta avanti, giorno dopo giorno, questo spirito di carità, ricco del fuoco dell’Amore che p. Pesce ha testimoniato.
Vi proponiamo uno stralcio della lettera che scrisse ai benefattori di ritorno dal viaggio in India nell’estate del 1987, pubblicata sul notiziario di allora: testo ciclostilato, tutto in bianco e nero, con le tipiche frecce che p. Pesce metteva per attirare l’attenzione su qualche aspetto peculiare.

«Amici carissimi, appena ritornato dall’India ho innanzitutto il dovere di trasmettervi il grazie grande dei Missionari e delle Missionarie, dei bambini e dei lebbrosi e di interi villaggi: il poco che facciamo è per loro cosa grandissima. La riconoscenza e la gratitudine, manifestata in mille modi, è commovente e, nello stesso tempo, ci fa sentire pieni di vergogna per il nostro esagerato benessere che ci fa dimenticare tanti valori. Questi nostri fratelli – alle volte privi di tutto, proprio tutto – sono ricchi della gioia e del sorriso della vita: hanno la sicurezza che Dio non li abbandonerà mai.
L’anno scorso terminavo la mia lettera, scritta al ritorno dall’India, con queste parole:

“Gli occhi di tanti bambini che aspettano anche loro un aiuto non mi lasciano in pace e non mi fanno dormire:
ognuno cerchi di conquistare un nuovo benefattore”.

Quest’anno vorrei gridare ancor più fortemente a tutti queste stesse parole: non limitiamoci a salvare un bambino con le nostre 300 lire al giorno, non stanchiamoci di coinvolgere amici e parenti in questa nostra “catena di amore” che deve assolutamente allargarsi per venire incontro a tanti altri bambini che ho visto e incontrato e che sperano anch’essi di poter avere un vestito, un pugno di riso, il contributo per le spese scolastiche. Sono nostri fratelli: in loro Gesù continua il suo calvario…».

Ci fermiamo qui ma vi invitiamo a rileggere i primi notiziari pubblicati su questo sito. È incredibile ma, a distanza di quasi 50 anni, quando torniamo dai viaggi, quando leggiamo le lettere che ci giungono dai luoghi aiutati e quando incontriamo missionari e missionarie a Roma, viviamo le stesse sensazioni e portiamo nei nostri cuori gli stessi sentimenti. Buona lettura!

20 anni dopo… la sua opera

continua e guarda al futuro attraverso l’impegno
di ognuno di noi!

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Pasqua 2026

Ho fatto un sogno. Ho sognato p. Pesce che, con il suo atteggiamento sempre un po’ austero, mi diceva “Andate avanti e ricordatevi sempre di chi è più povero, isolato, dimenticato!… ma ora devo andare, ho da pensare a questi bambini nudi…”.

Questa frase me ne ha ricordata un’altra di S. Giovanni Crisostomo: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurare la sua nudità; non onorarlo qui con vesti di seta, non trascurarlo fuori mentre è consunto dal freddo e dalla nudità…”. Insomma, anche lassù, p. Pesce, fedele a se stesso e ancor più al Vangelo, continua, con il suo cuore pieno di amore, a servire gli ultimi, specie se si tratta di bambini. È solo un aneddoto, un piccolo segno che con piacere ho deciso di condividere con tutti voi in questa nostra prima informativa del 2026, anno in cui celebreremo i 20 anni dalla morte di p. Mario Pesce che vorremmo ricordare con alcune iniziative di cui ci auguriamo di potervi rendere partecipi nel prossimo notiziario.
Ma il ricordo di p. Pesce nasce in maniera spontanea nel periodo della Quaresima che era per lui il momento dell’anno liturgico in cui vivere con ancora più slancio la Carità che, insieme alle altre virtù teologali, ci parla di Dio e del suo Amore incondizionato per ciascuno di noi e per i poveri in particolare.
Don Andrea Santoro, sacerdote romano ucciso 20 anni fa in Turchia, in una delle sue lettere scrive una frase di grande attualità: “Assistiamo in questi giorni a spettacoli di una ferocia disumana. Ma l’alternativa alla ferocia è la carità. La ferocia distrugge, la carità vivifica. La ferocia divide, la carità unisce. La ferocia colpisce, la carità lenisce le ferite. La ferocia genera altra ferocia, la carità riconcilia e genera altra carità. La ferocia non teme di uccidere, la carità non teme di dare vita. La ferocia è perversa nella sua genialità, la carità è sublime nella sua inventiva”.

Nella notte di Pasqua canteremo tutto questo “Il Signore è la luce che vince la notte!”

Buona Pasqua, Cristo è risorto, è veramente risorto!

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Natale 2025

Carissimi, apriamo questa nostra lettera circolare, che ci avvicina al Natale, con l’animo turbato dinanzi a questo mondo, segnato da guerre, ingiustizie e sofferenze. Il nostro turbamento, però, trova aneliti di speranza nella certezza che il Signore è vicino e non ci abbandona mai come ci ha ricordato, ancora di recente, papa Leone nell’omelia che ha pronunciato in occasione del Giubileo del mondo missionario e dei migranti.

Dinanzi a questi scenari oscuri, riemerge il grido che tante volte nella storia si è elevato a Dio: perché, Signore, non intervieni? Perché sembri assente? La risposta del Signore, però, ci apre alla speranza… tutto questo avrà un termine, una scadenza, perché la salvezza verrà e non tarderà”.

C’è una vita, dunque, una nuova possibilità di vita e di salvezza che proviene dalla fede, perché essa non solo ci aiuta a resistere al male perseverando nel bene, ma trasforma la nostra esistenza tanto da renderla uno strumento della salvezza che ancora oggi Dio vuole operare nel mondo. E, come ci dice Gesù nel Vangelo, si tratta di una forza mite: la fede non si impone con i mezzi della potenza e in modi straordinari; ne basta quanto un granello di senape per fare cose impensabili (Lc 17,6), perché reca in sé la forza dell’amore di Dio che apre vie di salvezza.

È una salvezza che si realizza quando ci impegniamo in prima persona e ci prendiamo cura, con la compassione del Vangelo, della sofferenza del prossimo; è una salvezza che si fa strada, silenziosa e apparentemente inefficace, nei gesti e nelle parole quotidiane, che diventano come il seme di cui ci parla Gesù; è una salvezza che lentamente cresce quando ci facciamo “servi inutili”, cioè quando ci mettiamo al servizio del Vangelo e dei fratelli senza cercare i nostri interessi, ma solo per portare nel mondo l’amore del Signore.

D’altra parte, che la fede non possa essere separata dall’amore per i poveri (e di povertà ce ne sono tante!) ce lo ha ricordato ancora una volta lo stesso papa Leone nella sua prima Esortazione Apostolica “Dilexi te” sulla quale siamo tutti chiamati a una riflessione approfondita.

Il nostro pensiero va ai tanti missionari/e, ma anche ai credenti e alle persone di buona volontà, che lavorano per promuovere una nuova cultura della fraternità. “Questo prezioso servizio interpella ciascuno di noi, nel piccolo delle proprie possibilità: questo è il tempo – come affermava papa Francesco – di costituirci tutti in uno stato permanente di missione” (Evangelii Gaudium, 25).

Attendiamo con fede la venuta di Gesù e auguriamoci buon Natale, buona nascita a tutto ciò che abbatte i muri, che crea ponti, che accoglie, che si dona… a quel mondo bello che vivremo leggendo le tante storie e opere che troverete nelle pagine che seguono. Buona lettura e…

Buon Natale a tutti!

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Autunno 2025

Carissimi benefattori, questo notiziario vi giunge in prossimità del Giubileo del Mondo Missionario del 4-5 ottobre cui anche il Gruppo India partecipa con una significativa rappresentanza.

È un’occasione importante per pregare, insieme a tutte le realtà che hanno a cuore le missioni, perché si affrontino i nodi profondi che generano ingiustizia e sono alla base di un mondo nel quale ancora si muore di fame, c’è carenza di istruzione, si manifesta lo sfruttamento sul lavoro (anche minorile), si rischia nel manifestare il proprio credo…

Uno di questi nodi è il debito che i Paesi poveri hanno accumulato nel tempo: è impossibile, infatti, eliminare la povertà quando 3,4 miliardi di persone vivono in Paesi che spendono più per il pagamento degli interessi che per l’assistenza sanitaria e l’istruzione. In occasione del Giubileo e nel rispetto del senso profondo di questa ricorrenza, la Chiesa ha chiesto “una riduzione immediata del debito, inclusa la cancellazione e la ristrutturazione, nonché l’accesso a finanziamenti agevolati, soprattutto per quei Paesi africani, i Paesi meno sviluppati e quelli senza accesso al mare, il cui debito è a livelli insostenibili”. Si tratta, come ha ricordato papa Leone, di una via di riconciliazione civile ma anche personale. Si pensi, in tal senso, alle tante iniziative di microcredito sociale che il Gruppo India ha promosso negli anni e che hanno permesso a tante persone di avviare piccole attività economiche o sanare debiti che impedivano una vita dignitosa.

Un altro aspetto di fondo su cui ci ha invitato a riflettere, pregare ed operare papa Francesco a partire dall’enciclica Laudato Si’ risiede nel debito ecologico, in particolare tra Nord e Sud del mondo, legato “agli squilibri commerciali con effetti sull’ambiente e all’uso sproporzionato delle risorse naturali da parte di alcuni Paesi”, mentre “i più poveri e vulnerabili sopportano il peso maggiore degli impatti climatici”.

Carissimi, accingiamoci, quindi, a leggere questo nostro notiziario ricco di tante iniziative legate, tra l’altro, all’inizio delle attività scolastiche un po’ in tutti i Paesi, guidati da queste riflessioni ma, ancor più, avendo lo sguardo giusto perché lo sguardo fa la differenza in quanto esprime ciò che abbiamo nel cuore. Come ci ha recentemente detto papa Leone “Si può vedere e passare oltre oppure vedere e sentire compassione. C’è un vedere esteriore, distratto e frettoloso, un guardare facendo finta di non vedere, cioè senza lasciarci toccare e senza farci interpellare dalla situazione; e c’è un vedere, invece, con gli occhi del cuore, con uno sguardo più profondo, con un’empatia che ci fa entrare nella situazione dell’altro, ci fa partecipare interiormente, ci tocca, ci scuote, interroga la nostra vita e la nostra responsabilità”.

Nel nostro notiziario, tante idee per guardare con gli occhi del cuore!

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Estate 2025

Con animo lieto abbiamo accolto papa Leone XIV e ascoltato il suo augurio di Pace “disarmata e disarmante” nelle famiglie, nella Chiesa e nel mondo; affidiamo il suo magistero all’amore del Padre che custodisce la Sua Chiesa e noi, Suo popolo in cammino sinodale verso la pienezza dei tempi.

Il nostro pensiero, colmo di gratitudine, si rivolge anche a papa Francesco che ha fatto sentire la sua vicinanza agli ultimi, li ha amati con amore fraterno condividendone i dolori e le sofferenze fino all’ultimo giorno, prodigandosi con tutto se stesso nella preghiera e nelle opere. Per questo abbiamo deciso di aprire questo nostro notiziario, ricordando alcuni tratti salienti del suo insegnamento su questo tema.

Fin dalla sua elezione e costantemente nei documenti ufficiali e nei suoi discorsi, ha richiamato l’attenzione della Chiesa e del mondo sulla situazione di coloro che vivono in povertà, invitando a un impegno concreto e a una conversione del cuore. Egli ha sempre sottolineato che i poveri sono “il tesoro della Chiesa” e un’immagine di Cristo sofferente.

In un mondo ricco di risorse, papa Francesco ha più volte definito la povertà uno “scandalo”, un frutto dell’ingiustizia, dello sfruttamento e di modelli economici che mettono al centro il denaro invece dell’uomo. Non si è limitato alle parole, ma ha costantemente esortato i cristiani a una carità concreta, fatta di vicinanza, di condivisione e di gesti tangibili verso i bisognosi. In questo contesto rientra la forte denuncia di papa Francesco contro la “cultura dello scarto” che emargina e rende invisibili i poveri, gli anziani, i disabili e tutti coloro che non rientrano nei canoni di un sistema basato sull’efficienza e sul profitto.

In sintesi, per papa Francesco, l’attenzione ai poveri non è un’opera di beneficenza marginale, ma un elemento essenziale della fede cristiana e un imperativo evangelico che chiama ciascuno di noi sia a rigenerare le nostre vite nella fratellanza sia a trasformare le strutture di ingiustizia e a costruire un mondo più equo e fraterno.

Come non leggere in tutto questo l’insegnamento che ci ha lasciato p. Mario Pesce e che continua ormai da 45 anni attraverso le opere del Gruppo India? Grazie a tutti voi, amici che, insieme a noi, siete artefici di questo “miracolo dell’amore”.

Buona estate a tutti nella fraternità
e nell’impegno per una carità concreta e inventiva!

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Un compleanno “sospeso” tra Italia e Africa

Festeggia il tuo compleanno con i bambini di Lablé

L’idea ci è venuta quando, nel nostro recente viaggio in Camerun, abbiamo visitato Lablé, un villaggio a 150 km da Yaoundé. Qui le Suore Venerini gestiscono una scuola con 167 bambine e bambini dai 2 ai 10 anni. Le sorelle non sono in grado di offrire il pranzo e quindi i bambini spesso restano digiuni fino al pomeriggio quando tornano nelle loro “case”. Abbiamo promesso di aiutarle, così un vecchio locale è stato ristrutturato per farne una mensa ed è stato anche avviato un allevamento di polli. Il momento più toccante è stato quello della ricreazione. Intorno a mezzogiorno, una signora entra nel cortile con un cesto di pane.

I piccoli la circondano sorridendo, pieni di speranza. Ma solo chi ha qualche moneta può acquistare un pezzo di pane. Gli altri rimangono a guardare. Fermi, silenziosi, affamati. Vedere quei bambini – allegri e vivaci – fermarsi di colpo davanti a quel cesto come se fosse un tesoro irraggiungibile, ci ha spezzato il cuore. Ci siamo guardati negli occhi. Bastavano 15 euro, quindici, per offrire una merenda a tutti. Quindici euro per cambiare quella scena. Così, spinti dall’emozione di una ragazza del nostro gruppo, abbiamo deciso che non potevamo tornarcene a casa senza lasciare qualcosa di concreto. Ed ecco l’idea…

Per il tuo compleanno regala una merenda ai bambini di Lablé e, quando fai la donazione, per favore indicaci il giorno del tuo compleanno così vedremo se e quando tutti insieme riusciremo a coprire tutti i 365 giorni e magari avremo un calendario con tutti i vostri nomi. (Codice progetto 816C)

Pasqua 2025

La vicinanza al mondo dell’infanzia troppo spesso maltrattata ed emarginata ha trovato ampio spazio, negli ultimi tempi, nelle parole di papa Francesco. Si tratta di un tema da sempre caro al Gruppo India che, fin dall’origine, con l’iniziativa “Adozione-Borsa di Studio”, ha dedicato molte delle sue energie alla cura dell’infanzia. Oggi contiamo scuole, centri di accoglienza, iniziative di socialità e sensibilizzazione un po’ in tutti i Paesi che aiutiamo con grande attenzione anche ad affrontare le problematiche legate allo sfruttamento del lavoro minorile ed al fenomeno dei bambini-soldato.
Ascoltiamo qualche breve stralcio tratto dalle catechesi di papa Francesco:

“Oggi sappiamo volgere lo sguardo verso Marte o verso mondi virtuali, ma facciamo fatica a guardare negli occhi un bambino che è stato lasciato ai margini e che viene sfruttato e abusato. Il secolo che genera intelligenza artificiale e progetta esistenze multiplanetarie non ha fatto ancora i conti con la piaga dell’infanzia umiliata, sfruttata e ferita a morte…  

Ancora oggi nel mondo, centinaia di milioni di minori, pur non avendo l’età minima per sottostare agli obblighi dell’età adulta, sono costretti a lavorare e molti di loro sono esposti a lavori particolarmente pericolosi. Per non parlare dei bambini e delle bambine che sono schiavi della tratta per prostituzione o pornografia e dei matrimoni forzati. E questo è un po’ amaro. Nelle nostre società, purtroppo, sono molti i modi in cui i bambini subiscono abusi e maltrattamenti. L’abuso sui minori, di qualunque natura esso sia, è un atto spregevole, è un atto atroce. Non è semplicemente una piaga della società, no, è un crimine! È una gravissima violazione dei comandamenti di Dio. Nessun minore dovrebbe subire abusi. Anche un solo caso è già troppo. Occorre, dunque, risvegliare le nostre coscienze, praticare vicinanza e concreta solidarietà con i bambini e i ragazzi abusati, e nello stesso tempo costruire fiducia e sinergie tra coloro che si impegnano per offrire ad essi opportunità e luoghi sicuri in cui crescere sereni…

Chiediamo al Signore che ci apra la mente e il cuore alla cura e alla tenerezza, e che ogni bambino e ogni bambina possa crescere in età, sapienza e grazia (Lc 2,52), ricevendo e donando amore”.

Anche in questo notiziario troverete proposte per dare concretezza all’appello di papa Francesco. Sono tanti i bambini e le bambine in difficoltà che, da varie parti del mondo, chiedono ambienti accoglienti e pronti a donare loro amore e strumenti educativi per crescere da donne e uomini liberi.
Cristo Risorto, nostra Pasqua, è l’àncora a cui aggrapparci per coltivare la Speranza che non delude!

Buona Pasqua a tutti …con l’impegno a essere sempre più “artigiani” di speranza nel mondo!

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Natale 2024

Con queste parole papa Francesco ci invita a vivere il Giubileo ormai alle porte. Le vite delle donne e degli uomini sono fatte di speranza ma anche di periodi in cui prevale la sfiducia. “Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità”.

Il cristiano non può non essere veicolo e strumento di una speranza che “non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino”.

La Speranza, però, non può essere separata dalla giustizia e “il Giubileo [ci] ricorda che i beni della Terra non sono destinati a pochi privilegiati, ma a tutti. È necessario che quanti possiedono ricchezze si facciano generosi, riconoscendo il volto dei fratelli nel bisogno…”

Papa Francesco invoca il dono della speranza per tante categorie fragili (popoli afflitti dalla guerra, esuli, profughi, rifugiati, detenuti, ammalati, giovani, anziani…) e “in modo accorato per i miliardi di poveri, che mancano del necessario per vivere. Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Ma non possiamo distogliere lo sguardo da situazioni tanto drammatiche… Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa.
Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. È scandaloso che, in un mondo dotato di enormi risorse, destinate in larga parte agli armamenti, i poveri siano … miliardi di persone. … Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli.”

Il Gruppo India da 44 anni opera in sintonia con l’appello del Papa per il prossimo Anno Santo come emerge anche dai progetti che vi presentiamo in questa nostra pubblicazione e che rappresentano solo uno spaccato dei circa 150 progetti che cerchiamo di portare avanti ogni anno nelle periferie più dimenticate del mondo.

I nostri auguri di Natale, quest’anno, si accompagnano con un augurio ancora più grande di vivere “un Anno Santo caratterizzato dalla speranza che non tramonta, quella in Dio che ci guida a ritrovare la fiducia necessaria, nella Chiesa come nella società, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti internazionali, nella promozione della dignità di ogni persona e nel rispetto del creato… Lasciamoci fin d’ora attrarre dalla speranza e permettiamo che attraverso di noi diventi contagiosa per quanti la desiderano. … Possa la forza della speranza riempire il nostro presente, nell’attesa fiduciosa del ritorno del Signore Gesù Cristo, al quale va la lode e la gloria ora e per i secoli futuri.” (Papa Francesco)

Buon Natale e

Buon Anno Santo della speranza

a tutti!

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Autunno 2024

«Il Paraguay è un Paese bellissimo e ricco dal punto di vista naturale e umano, abitato da persone estremamente accoglienti, sempre pronte ad affrontare la dura vita che li attende ogni giorno. Come dimenticare quell’uomo che, sotto la pioggia scrosciante, spingeva nel fango una carriola sulla quale sperava di caricare qualcosa trovata nelle immondizie da rivendere per riuscire a mangiare e rispondeva “Bene, grazie a Dio” alla suora che gli chiedeva come stava? I paraguayani sono così, alla ricerca di ogni modo di sopravvivere, vessati dalle multinazionali e dalla corruzione politica che li priva di tanto, ma pronti a ringraziare per ogni aiuto…

Ovunque siamo stati accolti con gioia e riconoscenza: dai bambini e dalle maestre delle due scuole di Fernando de la Mora delle Suore di S. Antida; dalle giovani ospiti di Kuñatay Roga che, provenienti da aree rurali, trovano dalle Suore Canossiane di Cambyretá un rifugio mentre si fortificano per affrontare il mondo cittadino; dalle comunità di Puerto Triunfo e Cristo Re disperse nel verde sulle rive del Paraná ma organizzate in tante commissioni per gestire comunitariamente i gravi problemi che incontrano, appoggiati nei loro sforzi dalle suore della Carità di S. Antida. Ma gli incontri che più ci hanno colpiti sono stati quelli con gli abitanti delle baraccopoli di Lambaré ed Encarnación, dove c’era solo il sorriso intimidito dei bambini a schermare la grande povertà, economica ma a volte anche umana, di chi ha lasciato la campagna per cercare un futuro migliore in città o perché ha ceduto il campo (diventato di proprietà di una multinazionale che lo ha acquistato per pochi soldi), ma ha così perso il contatto con la sua comunità d’origine e deve vivere di espedienti.

Guidati dalle suore, abbiamo visto messo in pratica lo “stare” con loro, dalla loro parte, semplicemente, seguendo il Cristo del Vangelo. Queste suore, a volte con obiettivi molto semplici come insegnare a vivere con pulizia e ordine, fanno come Maria e Giuseppe e si prendono cura che Gesù, presente in questi poveri, cresca in sapienza, età e grazia – come ha osservato Alberto, uno dei nostri viaggiatori».

Facciamo nostra questa bella testimonianza di Anna Chiara che, ancora una volta, ci porta alle radici di tante situazioni di povertà generate dall’arroganza del potere e dall’avidità del denaro. Ci soccorrono e ci danno conforto, in tal senso, le parole di papa Francesco che, nel Messaggio per la prossima Giornata Mondiale dei Poveri (17 novembre 2024), tra l’altro, ci dice “Dio conosce le sofferenze dei suoi figli, perché è un Padre attento e premuroso verso tutti. Come Padre, si prende cura di quelli che ne hanno più bisogno: i poveri, gli emarginati, i sofferenti, i dimenticati… Ma nessuno è escluso dal suo cuore, dal momento che davanti a Lui, tutti siamo poveri e bisognosi. Tutti siamo mendicanti, perché senza Dio saremmo nulla… La mentalità mondana chiede di diventare qualcuno, di farsi un nome a dispetto di tutto e di tutti, infrangendo regole sociali pur di giungere a conquistare la ricchezza. Che triste illusione! La felicità non si acquista calpestando il diritto e la dignità degli altri… In questo anno dedicato alla preghiera, abbiamo bisogno di fare nostra la preghiera dei poveri e pregare insieme a loro”.

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Estate 2024

India, dicembre 1980…Camerun, febbraio 2024. Più di 43 anni in mezzo, una vita con le sue luci e le sue ombre. Una sensazione particolare ha accompagnato questo mio viaggio missionario scandito dalla chiara percezione del tempo trascorso e da una certezza che resta: l’insegnamento di p. Pesce e il miracolo della sua opera che prosegue, con coerenza, nell’aiuto agli ultimi nel nome di Gesù. Avverto, nel cuore, un senso di gratitudine profonda… accanto a me fratelli con i quali ho condiviso quel primo viaggio e che, dopo tutti questi anni, ho ritrovato maturati e sempre più ricchi di spirito di fratellanza.

Primo viaggio missionario in Africa. È stato un dono grande visitare le scuole delle Suore Pie Venerini, sia in centri urbani come Yaoundè ed Ebolowa, che nei villaggi nella foresta come Bimenguè e Lablè. Qui bambini e ragazzi ricevono l’istruzione sia di base che professionale per costruirsi una vita che non sia assorbita completamente dalla ricerca dei beni di prima necessità ma possa spingersi a “sognare” un po’ di benessere: un pasto adeguato, un tetto sicuro, un futuro per i propri figli nella dignità del lavoro.

E che dire dell’opera delle Suore di Santa Giovanna Antida nel campo della salute? L’ospedale di Ngaoundal, insieme ai due dispensari, sono luoghi in cui tutti, dal più piccolo al più anziano, ricevono le cure necessarie con amore e professionalità, seppure tra tante difficoltà: assenza di collaborazione dalle istituzioni, carenza di medicine, credenze superstiziose, richieste di intervento quando la malattia è già a uno stato troppo avanzato.

Il futuro non può non venire che dall’Africa! L’ho detto ai ragazzi e bambini che abbiamo incontrato nelle scuole perché sono tanti e hanno quell’innocenza che i nostri rischiano di perdere presto, forse a causa delle nostre abitudini di vita caratterizzate da un forte individualismo, da una certa avidità, dalla competizione un po’ in tutti i campi, dall’affievolirsi dei valori di sobrietà, vicinanza, ascolto, partecipazione e condivisione.

Un aspetto che è molto presente nella mia memoria e nel mio cuore è la dedizione delle missionarie e missionari incontrati… donne e uomini come noi, con le loro debolezze ma con la grande forza e gioia che solo l’incontro vero con Cristo può dare. Questo mi interroga specie nei giorni in cui fatico a sorridere, a perdonare, accogliere, ascoltare …Veramente nulla è impossibile a Dio!

Grazie, Gruppo India, grazie ai tanti che hanno reso e rendono possibile questo miracolo. Grazie p. Pesce! Non riesco a immaginare la mia vita senza averti incontrato!

Lello Carbone

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Pasqua 2024

Questa nostra circolare vi raggiunge nel tempo della Quaresima, tempo forte per noi cristiani che ci avviciniamo a vivere il mistero pasquale. Ci piace continuare a chiamare questo tempo così come ci ha insegnato p. Pesce “Quaresima di fraternità”, perché non esiste una via che porti a Gesù senza i fratelli, non esiste una via che porti a Gesù che non sia “sinodale” fatta di cammino insieme, ascolto, condivisione, attenzione specie nei confronti di chi abita le “periferie esistenziali” fatte di solitudine, paura, ignoranza, malattia, fame…

Riteniamo che il modo migliore per vivere questa dimensione della fraternità sia condividere con voi alcuni stralci della testimonianza di Luisa, una nostra benefattrice che ha partecipato al recente viaggio in India (la testimonianza completa è disponibile qui).

«Ho conosciuto il Gruppo India 40 anni fa e da allora ho sostenuto con piccoli contributi annuali le sue attività. Quest’anno finalmente si è offerta l’occasione di un viaggio in Andhra Pradesh e Orissa, dove operano le Suore Canossiane, e l’ho colta al volo. Ero preparata a vedere persone indigenti, villaggi poveri e sperduti… ma a due cose non ero assolutamente preparata:

l’accoglienza calorosa, gioiosa e festosa, non solo da parte delle comunità visitate, ma anche da tutti i gruppi di persone incontrate;

l’attività delle sisters… Sisters = vere sorelle di tutti quei bambini, di quelle donne sole, di quegli anziani, di quei malati “invisibili” agli altri e in certi casi addirittura “intoccabili”, da loro trattati come fratelli, sorelle, con cure affettuose, sempre sorridenti, entusiaste del loro durissimo lavoro. Le sisters lavorano senza fermarsi mai, girano per i villaggi, casa per casa, talvolta anche con una “clinica mobile”, per fornire un supporto medico immediato, incuranti del fatto che si tratti di cristiani, hindu o musulmani…

Insomma ho toccato con mano quelle persone le cui storie vengono riportate nelle lettere circolari del Gruppo India e mi sono resa conto che quello che viene raccontato non rende minimamente l’idea dell’impegno delle suore, dei disagi che affrontano percorrendo a piedi o al massimo in scooter km e km.

Infine mi sono sentita in imbarazzo davanti alle numerosissime manifestazioni di affetto e gratitudine nei confronti del Gruppo India …e più che mai mi sono sentita in difficoltà pensando che con quello che si spende per una cena al ristorante si può garantire un mese di alloggio ad un ragazzo nell’ostello o mezza macchina da cucire! E mi sento sicura di affermare che nulla di ciò che il Gruppo India raccoglie viene sprecato, né a Roma dove la maggior parte dei collaboratori è fatta di volontari, né dalle sisters che vivono in maniera semplicissima».

Anche oggi il grido di tanti fratelli e sorelle oppressi arriva al cielo. Arriva anche a noi? Ci scuote? Ci commuove?”… Lasciamoci provocare da questi interrogativi che papa Francesco ci pone nel suo Messaggio per la Quaresima di quest’anno e, insieme, viviamo intensamente questo tempo che ci prepara alla Pasqua.

A tutti i nostri più sinceri auguri per una S. Pasqua di gioia, di pace e di Risurrezione!

In questo periodo dell’anno, come sempre vi chiediamo di donare il vostro 5×1000. La vostra dichiarazione dei redditi si trasformerà in occasione per donare istruzione, salute, sviluppo, sorriso, futuro…

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Martedì 7 maggio al Teatro Golden di Roma andrà in scena “Il grande inquisitore, di guerra e di amore”, uno spettacolo di parole, musiche e segni di pace. È una rappresentazione che nasce dalla profonda emozione del ritorno impensato e impensabile della guerra accanto a noi, alla morte e all’orrore nuovamente arrecato dall’uomo agli altri esseri umani; al bisogno profondo di dire che tutto ciò è terribile e offende la nostra anima e il dono della vita e dell’amore. L’incasso della Compagnia sarà devoluto al Gruppo India per il sostegno di borse di studio per i bambini del sud del mondo.

Invieremo informazioni più dettagliate via email a tutti coloro che vivono a Roma o dintorni e che sono iscritti alla newsletter (potete farlo da questa pagina). Potete già scaricare la locandina per diffondere la notizia tra i vostri amici e colleghi.