Jaboticaba, Brasile: Scuola Famiglia Agricola

La Scuola Famiglia Agricola di Jaboticaba (Capim Grosso, Brasile) è un centro residenziale che ospita ragazzi e ragazze. Il corso di studio è completo, non solo materie legate al mondo agricolo ma anche portoghese, matematica, economia… Al termine si ottiene un diploma equivalente alla nostra maturità, che consente di lavorare ma anche di proseguire gli studi all’università.

È un modo diverso di fare scuola, la pedagogia dell’alternanza: i ragazzi alloggiano presso il centro per 15 giorni, frequentando le lezioni teoriche e pratiche, poi rientrano a casa per le successive due settimane per mettere in pratica quanto hanno imparato e trovare nuovi stimoli per progredire nello studio. Per questo si parla di Scuola Famiglia (Escola Familia Agricola in portoghese, EFA in breve), perché si alternano due saperi diversi ma non per questo in conflitto tra loro: la tradizione agricola del territorio semi-arido del Capim Grosso e le nuove tecniche di coltivazione e allevamento. I giovani imparano dai genitori e dalla scuola, confrontano e integrano due mondi che possono sembrare diversi… In questo modo restano radicati al loro territorio e non lo abbandonano per le facili lusinghe delle città, dove spesso i ragazzi provenienti da villaggi rurali diventano preda di alcol, droga, sfruttamento.

L’EFA di Jaboticaba comprende le ultime due classi del Curso Fondamental (ottavo e nono anno, corrispondenti agli ultimi due della scuola media italiana) e l’istituto tecnico che dura 4 anni. I ragazzi non imparano solo a coltivare la terra o le tecniche dell’allevamento, ma ricevono un’istruzione completa, che consente loro sia di continuare gli studi all’università, sia di lavorare in società o industrie, sia di rientrare in famiglia per continuare l’attività dei genitori e dei nonni ma con un bagaglio culturale completamente diverso: diventano piccoli agricoltori che sanno come preparare progetti, interfacciarsi con le banche se hanno necessità di un prestito, investire in nuove tecnologie…

La scuola di Jaboticaba è stata fondata da padre Xavier Nichele (un gesuita italiano), con il motto “Coraggio, esci dalla povertà!”. In effetti la scuola presenta ai giovani molte possibilità di uscire dalla povertà insegnandogli a pescare (non donando pesci, come dice il proverbio) e a credere nelle loro potenzialità di vivere in campagna in modo dignitoso attraverso la ricerca di nuove alternative per convivere con il semi-arido e non fuggire da esso.

Ecco come due ragazze che hanno studiato a Jaboticaba ricordano i loro anni di scuola…

Così tanti ricordi, così tanti insegnamenti… È difficile parlare della Scuola Famiglia Agricola di Jaboticaba (EFAJ) senza sentirne nostalgia… È un grande privilegio far parte di questa istituzione, perché è stato in EFAJ che ho imparato a muovere i primi passi nella vita sociale.

Sin da quando ho iniziato il corso (avevo solo 11 anni), ho sperimentato la necessità di vivere fuori della famiglia, di organizzare le mie cose in un ambiente condiviso con altre 9 ragazze, di lavarmi i vestiti, di dover rispettare gli orari… Questo può non sembrare molto, ma per una ragazza di 11 anni è molto! Il peggio è stato essere lontana da casa, dalla famiglia. Ma poi c’è stato l’adattamento all’ambiente scolastico, soprattutto attraverso il supporto di insegnanti e tutor che hanno sempre svolto il ruolo di padri e madri.

Vivere il ciclo alternato, gli stage, gli eventi, le conferenze, i laboratori e tutte le altre attività che EFAJ offre è gratificante e incommensurabile, sono insegnamenti che sono presenti nella mia vita di tutti i giorni. Oggi riconosco l’importanza di aver vissuto in un luogo che per otto anni mi ha permesso di imparare a valorizzare il mio ambiente, a rispettare la terra, a cercare miglioramenti per la comunità, a curare e rispettare la famiglia, a cercare Dio, ad avere buone amicizie, ad impormi di fronte alle irregolarità e a essere un agente di trasformazione, indipendentemente da dove mi trovo.

Ringrazio per tutta l’esperienza, per le riflessioni quotidiane nella cappella, per le serate culturali, per i pasti, per la condivisione del dormitorio, per aver creduto nella gente di campagna e nei figli dei piccoli contadini come me, per tutte le amicizie, per le gite a manifestazioni importanti, per le lezioni pratiche e teoriche, per i meravigliosi insegnanti che ho avuto, per tutte le volte che le lamentele sono state necessarie… Infine, grazie EFA, per avermi insegnato il senso di essere rurale e per aver voluto continuare su questa strada. Grazie per avermi modellato in una tecnica agricola che valorizza prima di tutto la vita.

Lívia A.

L’EFA mi ha insegnato a vivere, a essere protagonista delle mie lotte, ad avere l’autonomia per esprimere la mia voce, ma a dover rispettare lo spazio degli altri. Mi ha insegnato che non ci vuole molto per essere felici, e che è possibile trasformare la nostra realtà in qualcosa di meglio, senza doverla lasciare. Ho conosciuto la semplicità e la sua importanza.

Ho imparato a vivere nel collettivo, a pensare all’altro, e che questa è la chiave per una buona convivenza e che finisce per renderti più umile. Ho imparato a rispettare tutti gli esseri: dalla terra che ci nutre agli animali che abbiamo il dovere di curare, e a proteggere l’ambiente in generale, perché è la nostra casa. Ho imparato quanto sia importante essere attivi nella comunità, e che diventare leader non è dare ordini, ma dirigere percorsi migliori, sono cresciuta nella scuola sapendo che avrei dovuto obbedire, seguire regole, sopportare le conseguenze, e sapevo che tutto questo mi avrebbe reso una persona migliore. Ho imparato che rispettare e difendere le minoranze è di fondamentale importanza e che i movimenti sociali non sono altro che la nostra voce davanti alla società e che il produttore rurale è il grande protagonista di questo paese.

L’EFA è stata la mia seconda casa per molti anni, ma anche dopo il diploma lo è ancora, perché ho avuto padri, madri, fratelli e amici che sono e saranno parte della mia vita per sempre. Ho un legame eterno di gratitudine a questo luogo che mi ha accolto da bambina e mi ha preparato alla vita, che mi ha reso più umana, più responsabile e molto felice. Mi sento onorata di averne fatto parte, di aver indossato e indossare ancora la camicia della mia scuola, difendendola e dimostrando con grande orgoglio di provenire da un’EFA.

Thawane O.

Non solo loro, ma tutti i ragazzi che studiano all’EFA mantengono uno stretto rapporto con questa istituzione che è stata per loro una seconda casa e riconoscono il grande valore aggiunto ricevuto, tanto da caldeggiare il diffondersi di questa modalità di studio e difendere il loro mantenimento (a rischio per la crisi economica):

Pertanto, come appello, vorrei dire che l’istruzione in campagna è davvero un nostro diritto e che lo Stato ha bisogno e deve guardare a queste esperienze con maggiore attenzione e affetto, perché quando un’EFA chiude le sue porte per mancanza di fondi, non è più una scuola che non ha avuto le gambe per camminare, è il futuro di innumerevoli figli di agricoltori che non potranno avere la stessa opportunità che io ho avuto di avere la migliore esperienza educativa che potrei avere.

Angela S. L.

Ho riflettuto su come l’EFA ha fatto bene per me e ha trasformato la mia vita, anche quando tutto sembrava indicare il contrario! Un’educazione contestualizzata, sistematizzata, incastrata nella realtà e che mi ha orientato alla vita, che mi ha offerto altre possibilità e percorsi. E questo oggi mi garantisce una qualità di vita infinitamente migliore. Per questo motivo, sono grato e seguirò sempre le lezioni apprese in questa scuola!

Fabio B.

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Mararal, Kenya: i bambini pastori

I Samburo sono una tribù nomade che abita nel semi-deserto, a nord del Kenya. Sono dediti alla pastorizia e si muovono con il loro bestiame cercando pascoli e acqua. La comunità ha un totale di 12 piccoli villaggi e una popolazione di 10.000 persone disperse in un ampio territorio. È una tribù patriarcale, con valori propri che sono rimasti nel tempo. La loro religione è soprattutto tradizionale, ma alcuni di loro sono cristiani, aperti verso la Chiesa.

La maggioranza dei Samburo non ha istruzione scolastica in quanto sin da piccoli si occupano, durante l’intera giornata, del bestiame. I bambini pastori (detti chakuti) sono scelti all’età di 3 anni in base alle loro capacita di occuparsi del bestiame; imparano ad affrontare i pericoli del semi-deserto, ma viene negata loro l’opportunità di andare a scuola. La situazione è aggravata dal nomadismo alla ricerca dei pascoli, dall’usanza di sposare le ragazze giovanissime a uomini anziani (perché si occupino del marito e del suo bestiame), dalle difficoltà economiche delle famiglie (la scuola va pagata e lo Stato non elargisce contributi).

Questo progetto, già sperimentato in 3 villaggi, consente ai chakuti di frequentare dei corsi serali di tre anni, nelle stesse scuole utilizzate durante il giorno dai loro coetanei più fortunati (in cambio è offerto ai presidi un contributo per la manutenzione), offrendo un’educazione scolastica equivalente alla scuola primaria; le materie di studio sono: Inglese, Matematica, Swahili e Studi sociali. Sono ammessi bambini/ragazzi dai 7 ai 17 anni d’età, per dare istruzione anche a chi non ha potuto frequentare da piccolo o ha abbandonato presto la scuola. È prevista anche la distribuzione di una merenda prima delle lezioni offrendo così cibo ai ragazzi. Leggi anche la lettera di agosto 2024, con gli ultimi aggiornamenti.

Nel programma dei bambini pastori, si cerca di coinvolgere l’intera comunità del villaggio e per fare ciò si organizzano 4 riunioni l’anno, sia per monitorare il funzionamento del progetto, sia per fare diverse attività di aggiustamento, integrazione e condivisione con gli studenti. Inoltre si coinvolgono i direttori delle scuole ospitanti, per garantire un allineamento del percorso di istruzione con il ciclo di studio predisposto dal Ministero di Educazione Nazionale.

Gli obiettivi sono molteplici:

– lottare contro l’emarginazione nella quale molti bambini, senza un’educazione scolastica, rischiano di rimanere;
– lavorare con i bambini in relazione a temi delicati della loro cultura, come la circoncisione femminile e la promozione della donna;
– fornire loro l’opportunità di imparare altre due lingue nazionali: lo swahili e l’inglese, per comunicare con tutto il paese;
– dare ai bambini un’integrazione al loro regime alimentare;
– incoraggiare i ragazzi a proseguire gli studi nella scuola pubblica.

Come si è detto, il progetto è già attivo in tre villaggi, ma ce ne sono altrettanti che desiderano aderire (con 30/40 studenti ciascuno). Questi villaggi si trovano tutti nel territorio della parrocchia Saint Joseph, della diocesi di Mararal. La Chiesa è molto apprezzata dalla comunità, non solo per il lavoro spirituale, ma anche per l’aiuto che dà allo sviluppo realizzando progetti di fornitura di acqua, favorendo attività come l’apicultura e l’agricoltura, ideando programmi di studio per i bambini pastori e borse di studio per ragazzi della comunità, promuovendo attività di valorizzazione della donna e del suo sviluppo.

Ringraziamo con tutto il cuore chi voglia unirsi a questo progetto offrendo ai bambini pastori l’opportunità di studiare. Chiediamo, solo, a chi voglia aiutarci di prendere l’impegno per tre anni, al fine di garantire continuità per il programma.
Dio Benedica la vostra generosità.

(padre Jimmy Alexander Gil)

Leggi anche la lettera di gennaio 2019, col racconto dei primi 6 mesi di vita del progetto!

 

Togo: sostenere lo studio di tanti ragazzi

Il Togo è un piccolo Paese dell’Africa Occidentale che ha ottenuto nel 1960 l’indipendenza dalla Francia. Purtroppo il governo non ha sviluppato un sistema sociale che prendesse a cuore sia la sanità che l’istruzione. Una persona che desidera essere curata perché malata, sia nel settore pubblico che in quello privato deve pagare ogni prestazione. Lo stesso vale per chi vuole frequentare la scuola.

L’avventura del Gruppo India in questa zona del Togo è iniziata a Kové una località a 20 km a nord-ovest dalla capitale Lomè, affiancando le iniziative delle suore canossiane. La popolazione vive in piccole capanne al centro di un appezzamento di terra che viene coltivato manualmente con attrezzi rudimentali e tradizionali. L’abbondanza o la penuria dei raccolti dipendono dalle piogge: non esiste un sistema di irrigazione. Le entrate familiari sono scarse e spesso inadeguate rispetto al numero dei membri.

Lo stile di vita della gente è molto semplice. La corrente elettrica raggiunge solo poche case mentre le capanne sparse tra le terre rimangono escluse da questo servizio. L’acqua viene attinta da corsi d’acqua naturali o da pozzi scavati manualmente. La scarsità e la poca accessibilità all’acqua è causa di mancanza di igiene e malattie diffuse. Il livello educativo della popolazione è molto basso. Non tutti coloro che cominciano la scuola elementare la portano a termine: il basso reddito delle famiglie non permette il sostenimento delle rette scolastiche.

Da subito siamo state interpellate da genitori che desiderano inviare i propri figli a scuola, ma per mancanza di mezzi non possono offrire loro questa opportunità. Inoltre ci sono gli orfani che vivono soli o alloggiati presso parenti, ma non in grado di pagare la scolarità. Davanti a queste richieste non possiamo rimanere indifferenti perché sappiamo che l’istruzione è il fondamento su cui poggia l’intera società.

Così ci scrivevano nel 2012 Maristella Bigogno e Federica Maifredi e da allora è iniziato l’aiuto del Gruppo India. Poco dopo la missione si è trasferita ad Amakpapé, prendendo il nome di “Missione Cuori Grandi” e col sostegno di varie associazioni ha preso gradatamente forma: con gli aiuti ricevuti sono state costruite la scuola materna ed elementare, la chiesa, l’infermeria, gli alloggi per i volontari, un pozzo per dare acqua a tutti… I ragazzi di Kové che avevano iniziato i loro studi sono accompagnati fino al termine del percorso scolastico, ma pian piano sono sostituiti dai bambini di questo villaggio, che si trova nella diocesi più povera del Togo.

Nel 2017 il Gruppo India ha coperto le rette scolastiche di 163 alunni delle elementari/medie, 42 studenti del liceo e 19 universitari; inoltre 5 giovani usciti presto dal circuito scolastico sono stati accompagnati nel loro apprendistato (anche questo è a pagamento!).

Un grazie sincero al Gruppo India per l’aiuto importante e durevole che ci offre per migliorare la vita di tanti ragazzi e giovani del Togo che altrimenti resterebbero senza istruzione e, di conseguenza, senza un futuro dignitoso. Ci impegniamo a continuare il progetto delle scolarità per far studiare gli alunni nella scuola più adatta alle loro capacità e aspirazioni. Osserviamo il fenomeno di un indirizzo a scolarizzare l’apprendimento dei mestieri, l’apprendistato al seguito di un “patron” inizia ad essere sostituito da alcune scuole professionali. Prevediamo perciò che ci sarà un graduale affermarsi di questo tipo di apprendimento.
Noi, insieme ai Benefattori ci impegniamo per garantire il diritto all’istruzione anche per i poveri. Il resto lo farà il Signore. Grazie.

Delhi, India: migliorare la vita negli slum

Aggiornamento ottobre 2024: questo programma prosegue, sempre con le stesse metodologie e finalità. Notizie più recenti si trovano in una lettera ricevuta recentemente.

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Vivere in una baraccopoli a Delhi non è certo facile e già da alcuni anni i gesuiti sono a fianco degli abitanti con vari progetti di aiuto. Il programma “Empowerment of the slum dwellers through skill training, awareness programs and remedial coaching” (Responsabilizzazione degli abitanti della baraccopoli attraverso formazione di abilità, programmi di sensibilizzazione e azioni correttive) sta già portando buoni risultati e vogliamo finanziarlo per un altro triennio (prog. 528S).

Ecco alcuni esempi di come si interviene per migliorare la vita delle persone più povere economicamente e socialmente marginalizzate.

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Dawagre, India: una casa lontano da casa

Aggiornamento: il supporto del Gruppo India a questo ostello è stato solo per i primi tre anni dopo l’apertura, il momento più difficile per i costi elevati della gestione dopo le spese per l’allestimento. Ora l’Olive Garden continua ad accogliere le bambine e le ragazze ma non ha più bisogno del nostro sostegno, dirottato verso altre realtà.

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L’ostello “Olive Garden” vuole essere una “casa lontano da casa” per le bambine e ragazze tribali Garo di famiglie povere che vivono nello stato di Meghalaya, India nord-orientale. Per alcune di loro è stato il primo contatto con l’ambiente scolastico e non sono mancate difficoltà e qualche problema di inserimento. Ma con il loro impegno hanno già ottenuto buoni risultati.
Grazie al sostegno triennale di € 8.000 abbiamo potuto ospitare 30 ragazze, affidate alle cure delle suore, dando loro vitto e alloggio.
Grazie mille per il vostro interessamento verso la popolazione tribale. Il Gruppo India fa sbocciare il sorriso sui volti delle nostre bambine. Loro vengono da famiglie povere e villaggi distanti, ma ora hanno la possibilità di studiare e crescere. Grazie ancora per la vostra generosità. Con cuore grato vi diciamo “voi avete reso più belle le loro vite”.
Con affetto nel Signore
Fr Hector D’ Souza s.j.
Le bambine con i lori abiti e con la divisa scolastica

Un anno scolastico

ParaspadaVogliamo raccontarvi un anno tipo dei bambini in una delle tante scuole aiutate dal Gruppo India grazie ai tanti benefattori che ci sostengono. Abbiamo scelto la scuola di Paraspada, intestata a p. Mario Pesce, ma potevamo parlare di una qualsiasi altra scuola, di qualsiasi altro Paese: sarebbero cambiati i lineamenti dei bambini, alcune feste, i periodi di vacanza… Quello che non cambia sono l’impegno e l’amore dei missionari e la gioia dei bambini che affrontano pieni di entusiasmo l’avventura scolastica, sapendo che l’istruzione potrà cambiare in meglio la loro vita e il loro futuro. In questa pagina trovate invece il racconto dell’anno scolastico “bruciato” dalla pandemia…

Paraspada_inizio annoLa scuola è iniziata il 9 giugno e i nuovi arrivati sono stati ricevuti dando loro un berretto e un fiore, segni che testimoniano la loro importanza per noi e li pongono al centro della giornata. Quest’anno ci sono 47 bambini ammessi alla 1° standard (l’equivalente della 1° elementare), 27 bambine e 20 bambini. Per noi è stata una grande sorpresa avere più femmine che maschi. L’intera scuola era presente per dare loro il benvenuto: sono stati i re e le regine della scuola per tutto il giorno. C’erano anche la banda e alcune attività culturali preparate dagli studenti più anziani come parte della cerimonia di benvenuto. I più grandi erano molto contenti che per loro non ci fossero lezioni regolari: hanno goduto di aiutare i più giovani a sentirsi a proprio agio.

Paraspada_Raksha BandanIn agosto è stata celebrata “Raksha Bandan”, la festa delle sorelle e dei fratelli, un’antica festa indù che celebra l’amore fraterno. Il nome viene dal sanscrito: raksha significa protezione, mentre bandan è il verbo legare. Ogni bambina o ragazza prega come fosse una sorella per una lunga vita e la salute di un bambino/ragazzo (un ideale fratello) e lega un rakhi (un braccialetto fatto di fili colorati) alla sua mano. Una ragazza che lega un rakhi al polso di un ragazzo può contare su di lui come se fosse un vero fratello. A questa festa hanno partecipato tutte le ragazze e i ragazzi della scuola.

Il 15 agosto, festa dell’Indipendenza dell’India, è stata una giornata di celebrazioni; abbiamo anche organizzato alcune competizioni come canzoni patriottiche, pitture, discorsi, giochi di strada… raffiguranti la vita e le sofferenze dei combattenti per la libertà.

Formare il cuore dei giovani è uno degli scopi della nostra istituzione. Con questo obiettivo abbiamo organizzato assemblee mattutine, durante le quali gli studenti sono liberi di usare le Sacre Scritture, le vite dei santi e dei leader nazionali e mondiali: leggerle, commentarle e trarne conclusioni per la loro vita. Le assemblee sono condotte dagli studenti con il supporto dei loro insegnanti e sono momenti di creatività ed entusiasmo.

Come tutti gli anni, una volta alla settimana si svolge la lezione di “educazione ai valori”, durante la quale gli studenti cattolici hanno il catechismo e i non cattolici formazione morale ed etica. Inoltre, il primo venerdì di ogni mese c’è la celebrazione della Santa Messa per il personale e gli studenti; anche molti dei non cattolici partecipano alla celebrazione.

Paraspada_clean villageDurante l’anno ci sono stati molti programmi volti alla consapevolezza di sé per adulti e ragazzi e per diffondere il valore dell’educazione. Inoltre la scolaresca si è unita al movimento nazionale “Clean India” e i nostri bambini sono andati a pulire il villaggio.

La scuola organizza molte competizioni per dar modo ai ragazzi di tirar fuori i loro talenti nascosti. La gara delle maschere è stata un vero successo, tutte le classi hanno partecipato con grande entusiasmo e fantasia. Un’altra prova per le classi è stata la gara delle miniature d’argilla: al termine le migliori sono state esposte.

Paraspada_picnicLe classi fanno anche dei picnic per stare all’aperto e condividere esperienze. Durante le uscite, ogni bambino ha un ruolo ben preciso: chi porta l’acqua o la legna da ardere, chi taglia le verdure, chi cucina, chi serve il cibo, chi lava i vassoi… è un giorno di gioia e divertimento per i bambini.

Il 5 settembre è stato celebrato il “Giorno dell’insegnante”: tutti gli adulti impegnati nella scuola sono liberi dai loro doveri e i bambini prendono il loro posto: chi fa il preside, chi l’insegnante, il segretario, il bidello… è un giorno di enorme divertimento per loro. Nello stesso tempo però conoscono meglio le responsabilità di un professore e di come sia difficile insegnare e gestire una scuola. Sr. Mayuri, la preside, è sempre disponibile per i bambini e questo contribuisce a farli crescere fiduciosi nelle relazioni con le persone.

Paraspada_sportSempre in autunno si festeggiano la nascita del Mahatma Gandhi e quella di Pandit Jawaharlal Nehru, giorno che è considerato la “Festa dei bambini”. Anche la festa di San Francesco Saverio (3 dicembre), patrono della scuola, è sempre un giorno di solenni celebrazioni. Quest’anno ha coinciso con il “giorno dello sport”. L’intera scuola è stata divisa in 4 squadre e ci sono state gare, parate ed esercitazioni. Per noi questa è una giornata particolarmente solenne, ma poiché San Francesco Saverio è il patrono dell’attività missionaria in India, molte scuole cattoliche la festeggiano anche se in tono minore.

Paraspada_visita anzianiEssere sempre sensibili ai bisogni di poveri, affamati, sofferenti, anziani abbandonati, orfani… intorno a noi è un altro aspetto del programma formativo. A questo scopo gli studenti sono stati incoraggiati a fare piccoli sacrifici e organizzare una raccolta in classe. Il ricavato è stato poi utilizzato durante il periodo natalizio, quando siamo andati in visita ad alcuni istituti per aiutare e celebrare il Natale con i più sfortunati. Gli studenti spesso hanno portato cibo, dolci e anche doni da condividere con i ricoverati dei centri visitati.

Dopo Natale, i bambini sono rientrati nelle loro case per una breve vacanza, poi sono tornati all’ostello per prepararsi per gli esami finali. Tra gennaio e aprile lo studio li ha tenuti molto impegnati; al termine sono andati a casa, dove attendono i risultati che arriveranno dopo circa un mese. Le vacanze continueranno fino ai primi di giugno.

Ormai sono quasi tre settimane che i nostri bambini sono tornati a casa per le vacanze. Quest’anno l’estate è già molto calda, la temperatura è ora di 41° Celsius. Alcuni dei nostri villaggi non hanno ancora acqua potabile. Immaginiamo i nostri bambini che gironzolano con questo caldo! I loro genitori molto probabilmente sono dovuti andare a lavorare in città per guadagnarsi da vivere, così non c’è nessuno che si prenda cura di questi piccoli. Quest’anno la coltivazione di mango e anacardi non è andata molto bene, e probabilmente i bambini non hanno molto da mangiare. A tutti noi, mancano i bambini e siamo preoccupati per loro. Per questo visitiamo i villaggi regolarmente, per vedere come se la passano durante le vacanze e mantenere i rapporti con loro e le famiglie.

Paraspada_festa maschere
festa delle maschere

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nascita di Gandhi

Paraspada_spettacolo di strada
spettacolo di strada

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giorno dello sport

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la preside

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cucina al picnic

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