La vita è una missione. Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra. Lo scrive papa Francesco nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2018 che si celebrerà nel prossimo ottobre, quando si svolgerà anche il Sinodo dedicato ai giovani. Si rivolge a loro con l’intento di parlare a tutti i cristiani.

Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida. Ognuno di noi è chiamato a riflettere su questa realtà: «Io sono una missione in questa terra e per questo mi trovo in questo mondo… Cari giovani, non abbiate paura di Cristo e della sua Chiesa! In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita. Ve lo dico per esperienza: grazie alla fede ho trovato il fondamento dei miei sogni e la forza di realizzarli. Ho visto molte sofferenze, molte povertà sfigurare i volti di tanti fratelli e sorelle. Eppure, per chi sta con Gesù, il male è provocazione ad amare sempre di più…».

Scrive ancora il Papa: «Da cuori giovani sono nate le Pontificie Opere Missionarie, per sostenere l’annuncio del Vangelo a tutte le genti, contribuendo alla crescita umana e culturale di tante popolazioni assetate di Verità». Parafrasando le parole del Papa, possiamo dire che anche il Gruppo India, oltre che dal cuore di p. Pesce, è “nato da cuori giovani”, da quei 15 ragazzi che, nel Natale 1980, andarono con lui in India e da allora non hanno mai smesso di “esserci”. Le preghiere e gli aiuti materiali, che da 38 anni sono donati e distribuiti attraverso il Gruppo India, aiutano a far sì che quanti ricevono possano, a loro volta, essere capaci di dare testimonianza nel proprio ambiente. Nessuno è così povero da non poter dare ciò che ha, ma prima ancora ciò che è. È l’esortazione che papa Francesco ha rivolto ai giovani cileni nel gennaio scorso: «Non pensare mai che non hai niente da dare o che non hai bisogno di nessuno. Molta gente ha bisogno di te, pensaci. Ognuno di voi pensi nel suo cuore: molta gente ha bisogno di me!».

Molta gente ha bisogno di tutti noi!… I modi per rispondere sono tanti. A ognuno il compito di inventare il suo!… Attraverso queste pagine torniamo a farci eco di alcuni dei tanti appelli che riceviamo.

Etiopia – Da Soddo, Etiopia, Abba Marcello ci scrive: “Siamo nel periodo delle grandi piogge e tante zone dei nostri villaggi sono state letteralmente coperte dall’acqua. Molti parroci mi hanno chiesto aiuto. Sono anche andato a visitare alcune zone. Tutto sommerso: case, prodotti agricoli, animali… Ho visto l’inferno! Gente ammassata sotto le tende, senza cibo, senza vestiti, molti ammalati, la fame… Una marea di gente si è inginocchiata davanti a me supplicandomi di non abbandonarli. Si tratta di circa 300 famiglie (1600 persone), molte vedove e tantissimi poveri… Non ho potuto lasciarli senza promettere loro un aiuto: granoturco e fagioli… Questo per dirvi che dobbiamo sempre correre a tamponare le continue emergenze a cui questo popolo è soggetto. Grazie anche per la vostra solidarietà nei confronti del nostro Centro per i bambini di strada: “La città dei ragazzi che sorridono”.
India – Dalle loro missioni di Alleppey e Pallithode, in Kerala, devastate dal violentissimo monsone dello scorso agosto, le suore canossiane ci scrivono che sono direttamente impegnate nell’opera di soccorso delle numerose famiglie rimaste senza tetto e provate da dolorosi lutti. Per poter alleviare qualche sofferenza e provvedere ai bisogni più urgenti, fanno appello alla nostra generosità. Alla loro richiesta si aggiunge quella di tanti altri missionari e missionarie.

 

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