Sushma, India: gioia per una toilette

Mi chiamo Sushma e ho 10 anni. Vivo con i miei genitori e il mio fratellino nella colonia SC del villaggio di Anumarlapudi, nel distretto di Guntur (Andhra Pradesh, India). Prima non avevamo un bagno o una zona lavaggio in casa; dovevamo andare all’aperto. Era molto difficile, soprattutto la mattina presto, di notte e nei giorni di pioggia. Durante la stagione delle piogge, il terreno diventava fangoso e scivoloso: camminare era faticoso e pericoloso. Avevamo paura di insetti e serpenti. A volte dovevamo aspettare a lungo, il che ci causava disagio.

Per lavarci non avevamo alcuna privacy; usavamo vecchi vestiti come pareti, ma non erano resistenti e cadevano facilmente con il vento o la pioggia. Ci sentivamo sempre a disagio e insicuri. A causa di questi problemi, a volte arrivavo in ritardo a scuola ed ero sempre molto preoccupata.

Ora abbiamo un bagno e una zona lavaggio in casa. Mi sento sicura e a mio agio. Ho la mia privacy. Riesco a prepararmi in tempo e ad andare a scuola presto, senza preoccupazioni. Questo è di grande aiuto per tutta la mia famiglia. Ci sentiamo felici, sicuri e rispettati. Ringraziamo il Gruppo India per il sostegno ricevuto.

Maggiori informazioni sul progetto di cui ha beneficiato Sushma.

India: Jayaraj e Deepak

Vogliamo condividere la storia di Jayaraj P., un uomo malato di mente e paralizzato che vive a Draksharama, in Andhra Pradesh. Sua moglie è una lavoratrice coolie, una semplice operaia, che soffre di problemi renali e hanno due figli che studiano in una scuola pubblica.

La famiglia aveva sempre incontrato enormi difficoltà per avere cure mediche a causa delle ristrettezze economiche e della mancanza di sostegno e conoscenza dei propri diritti. Le Suore Canossiane sono intervenute per fornire assistenza medica, assicurando a Jayaraj le cure necessarie per la sua salute mentale e la sua paralisi. Hanno anche facilitato il trattamento dei reni della moglie e fornito assistenza per l’istruzione dei bambini.

Oggi la salute mentale di Jayaraj è migliorata in modo significativo e la sua paralisi viene gestita in modo efficace. I problemi renali della moglie sono sotto controllo e i figli continuano a ricevere un’istruzione. Il benessere generale della famiglia è migliorato in modo sostanziale.

Anche la storia di Deepak, sempre di Draksharam, è commovente. Questo ragazzo ha subito un incidente devastante che lo ha costretto a letto per nove lunghi mesi. La famiglia di Deepak ha dovuto affrontare un’enorme sfida per accedere a cure mediche di qualità a causa delle ristrettezze economiche. Le condizioni di Deepak sembravano disperate e le speranze della sua famiglia stavano scemando.

Anche in questo caso è stato provvidenziale l’intervento delle Suore Canossiane che si sono prodigate affinché il ragazzo ricevesse le cure mediche necessarie e con il loro staff hanno monitorato da vicino i suoi progressi. Deepak si è ripreso in modo straordinario, ha riacquistato le forze e la gioia della sua famiglia è stata ripristinata. Questa famiglia aveva ricevuto la visita di un gruppo di amici del Gruppo India durante il novembre 2023 e la loro presenza e vicinanza è stata vissuta con immenso conforto e gratitudine. Il padre Bharathi e la sua famiglia ringraziano di cuore per la gentilezza e generosità sperimentate. Il sostegno ricevuto ha dato loro una seconda possibilità di essere felici e ve ne saranno per sempre grati.

Queste storie, che sono solo rappresentative di tante altre, dimostrano l’impatto positivo del programma di assistenza medica condotto dalle Suore Canossiane con il supporto economico del Gruppo India. Fornendo l’accesso a servizi sanitari essenziali, si permette a famiglie vulnerabili di superare le proprie difficoltà e costruire un futuro più luminoso. Altre informazioni si possono trovare in questa pagina.

Vi esprimiamo la nostra più profonda gratitudine per il vostro incrollabile sostegno e la vostra generosità. La vostra gentilezza è stata la forza trainante dei nostri sforzi per fornire assistenza vitale a coloro che lottano contro malattie mentali e fisiche. Grazie alla vostra compassione, siamo riusciti a raggiungere numerosi individui e famiglie in difficoltà, fornendo loro cure essenziali, sostegno e speranza. Il vostro contributo disinteressato ha fatto una differenza tangibile nella vita di molti, e ve ne saremo sempre grati.

Suor Daisy Antony FdCC

India: Yemeri

In quella che era iniziata come una domenica mattina di routine, per una coppia tribale che vive a Veeraghattam (Andhra Pradesh) si è verificato un evento tragico che avrebbe cambiato per sempre le loro vite. Mentre si stava recando in chiesa con la propria moto, la coppia è stata coinvolta in una collisione con un giovane che guidava sotto l’effetto dell’alcol. L’incidente ha provocato la morte del padre, che ha lasciato cinque figli piccoli, e ha ridotto la madre, la signora Yemeri, in condizioni critiche: incosciente, gravemente ferita e con poche speranze di sopravvivenza.

La signora Yemeri, di 45 anni, è stata portata all’ospedale Canossa in condizioni disastrose. I suoi parenti hanno espresso la loro profonda preoccupazione, dichiarando di aver perso ogni speranza di guarigione e hanno richiesto cure palliative. Nonostante la prognosi infausta, il personale e le suore dell’Ospedale Canossa si sono mobilitati, offrendo non solo un’assistenza medica esperta, ma anche un incrollabile sostegno emotivo e spirituale: “Abbiamo pregato intensamente per la signora Yemeri e abbiamo iniziato a curarla con compassione, determinati a darle le migliori possibilità di guarigione”.

Grazie a un’assistenza personalizzata e compassionevole e a un incoraggiamento costante, la signora Yemeri ha cominciato a mostrare segni di miglioramento. Inizialmente incapace di camminare, ha gradualmente riacquistato la capacità di muovere i passi con l’assistenza. Ha iniziato a rispondere ai comandi, a mormorare qualche parola e a mostrare segni di riconoscimento verso i membri della sua famiglia. Nel corso della degenza di un mese, la paziente ha compiuto un notevole recupero. Al momento della dimissione, era in grado di camminare da sola, di parlare chiaramente e di riconoscere con sicurezza i suoi figli, il tutto con un sorriso che irradiava speranza e gratitudine.

La sua guarigione è una testimonianza del potere della fede, dell’amore e delle cure dedicate; non solo ha portato gioia alla sua famiglia, ma ha anche rafforzato i valori fondamentali dell’Ospedale Canossa: fornire cure compassionevoli a chi ne ha bisogno, indipendentemente dal sua condizione sociale o dalle circostanze.

La sua storia ci ricorda che, con l’aiuto di Dio e la sincera dedizione, possiamo essere un faro di speranza per i membri più vulnerabili della nostra comunità. Il viaggio della signora Yemeri dalla disperazione alla speranza esemplifica il profondo impatto che il sostegno dei nostri donatori ha nel permetterci di fornire cure che cambiano la vita a chi ne ha più bisogno.

Suor Anita John

India: Amitbhai e Divyang

Amitbhai e Divyang vivono nei dintorni di Pimpri, nello stato del Gujarat. Il primo è un giovane uomo, il secondo non ha ancora un anno, ma nel 2024 sono stati accumanti dal destino di imparare a camminare… Tutto è merito delle suore carmelitane di Vedruna che lavorano nel distretto di Dang, nel Gujarat; hanno un dispensario a Pimpri “Health Center Jivandhara” ma poi percorrono tutti i villaggi dei dintorni con cliniche mobili, portando medicinali, cure, informazioni sanitarie, integratori… Durante le loro visite riescono anche a formare alcune persone, scelte in base alle loro capacità, come operatori di base: fare semplici medicazioni, curare i malesseri più diffusi e facilmente identificabili, contattare le suore se non si può attendere il ritorno della clinica mobile…

Nella lettera che ci hanno inviato a novembre 2024 con il racconto di quanto avvenuto nell’anno, ci hanno raccontato alcune storie di guarigioni e condividiamo quelle di Amitbhai e di Divyang, che sono solo la punta dell’iceberg di quanto fanno le suore in questa zona.

Amitbhai è un giovane che nel 2022 ha avuto un brutto incidente che ha causato gravissime fratture a una gamba. La prima opzione dei medici è stata l’amputazione, anche perché Amitbhai vive a 250 chilometri dall’ospedale. Ma le suore si sono assunte l’incarico di seguirlo per tutto il periodo necessario, effettuando visite e medicazioni domiciliari e accompagnandolo in ospedale per ogni controllo periodico; inoltre hanno coperto buona parte delle spese. Grazie a un intervento chirurgico e a un apparecchio esterno, pian piano le ossa si sono saldate e nel 2024 Amitbhai è stato “liberato” e sta riprendendo a camminare. Ovviamente rimane una lieve disabilità, ma non paragonabile alla perdita della gamba che gli avrebbe impedito di lavorare e di continuare la propria vita serenamente.

Divyang invece è un bambino che sta per compiere un anno. La sua nascita è stata un piccolo miracolo perché è stato concepito solo dopo 15 anni di matrimonio. Per complicazioni legate al parto la mamma Premila ha perso la vista e non ha potuto allattarlo. Le condizioni economiche della famigliola, aggravate dall’impossibilità di contribuirvi di Premila, non permettevano l’acquisto di latte artificiale che è stato donato dalle suore. Ora Divyang è un bambino sano e anche lui sta muovendo i suoi primi passi.

Per aiutare le suore ad aumentare il numero di guarigioni, a diffondere informazioni sanitarie per prevenire tante malattie, a nutrire i bambini denutriti… potete inviare le vostre offerte con il codice LAFE. In questo articolo trovate altre informazioni sul progetto in corso a Pimpri.

Togo: Egnonam

Egnonam, una giovane mamma del Togo, è una delle tante persone che il Gruppo India può aiutare grazie a chi generosamente invia un contributo per cure mediche, piccolo o grande che sia.

Egnonam ha 25 anni e 4 bambini l’ultima delle quali è Josephine, di soli 3 mesi. Una domenica è salita su un albero di manghi per raccoglierne qualcuno e darli ai suoi bambini più grandi, un maschietto di 7 anni e le due sorelline di 5 e 3 anni. È scivolata ed è ca­duta procurandosi una lesione che l’ha paralizzata.

Solo un’operazione molto delicata avrebbe potuto darle la possibilità di restare almeno se­duta su una sedia a rotelle; altrimenti era destinata a stare sdraiata per sempre. Ma Egnonam non ha le possibilità economiche necessarie per affrontare l’intervento e la degenza (in Togo non c’è sanità pubblica, tutto deve essere pagato). Il chirurgo presenta questa giovane mamma a Mari­stella, una volontaria laica che lavora ad Amakpapé e che aiutiamo per la cura dei malati. La prega di fare qualcosa: le speranze di vita stando sempre sdraiata sulla stuoia non sono buone perché presto arrivano le piaghe da decubito… e da lì sempre peggio.

Grazie ai fondi del Gruppo India, Maristella ha potuto pagare tutte le spese: l’ambulanza per portarla in capitale e il successivo intervento, nel quale è stata inserita una placca per la co­lonna vertebrale. L’operazione è riuscita perché le ha dato la possibilità di rimanere seduta. Arri­viamo così alla conclusione di questa storia, che lasciamo raccontare a Maristella:

Stasera l’abbiamo riportata a casa dove l’aspettavano i suoi piccoli come gli uc­cellini nel nido aspettano la loro mamma. Grazie a tutti i benefattori del Gruppo India che continuano a credere che la ca­rità compie miracoli. Queste storie non vanno in televisione ma sono storie di vita reale, di speranza ritrovata grazie all’amore di chi ha permesso che il miracolo si compisse.

Noi non siamo chiamati a cambiare l’acqua in vino ma a riempire le giare. Ob­bedire alle parole del Signore che ci chiede di amare. Il miracolo con i nostri piccoli passi possibili lo compie Lui. Grazie ancora di tutto cuore

Maristella

Madagascar: Antoinette e Nicolas

Da alcuni anni sosteniamo l’opera di padre Jeannot, un gesuita che lavora nella zona di Benenitra, nel sud del Madagascar. Si alternano vari progetti per la salute, il microcredito, l’istruzione… tutti al supporto di una popolazione molto povera e isolata dal resto del mondo.

Durante la campagna per la salute del 2021 sono state salvate molte vite: bambini malnutriti che hanno ricevuto integratori alimentari, pazienti afflitti da parassitosi, donne che hanno scoperto la possibilità di partorire in un dispensario con l’aiuto di un’ostetrica invece che da sole nella propria capanna…

Tra queste donne c’è Antoinette, che era stata già seguita attentamente durante tutta la gravidanza perché aspettava due gemelli. Una notte è arrivata con le doglie al dispensario di suor Philemonde, infermiera e ostetrica. Antoinette era sola, perché il marito era lontano per motivi di lavoro. La prima a presentarsi è stata la bambina, podalica; c’è voluta tutta la bravura ed esperienza di suor Philemonde, ma verso le 6 la piccola è nata. Il fratellino non sembrava avere la stessa intenzione, si faceva attendere… Alle 8:30 doveva iniziare la messa e la suora ha inviato un messaggio a padre Jeannot, spiegando la situazione. Tutti i presenti in chiesa hanno iniziato a pregare per Antoinette e verso le 9:30 è nato anche il maschietto: molto debole, di soli 2 chili e mezzo, ma sano. Anche la neo mamma si è ripresa presto.

Al rientro del padre sono stati scelti i nomi dei due gemellini: Myriam Brigitte e Jean Yves Macron. Con una parte del contributo del progetto Fanamby 4 (la quarta sfida alla povertà lanciata da padre Jeannot) è stata regalata una busta alla famiglia per aiutarli ad affrontare i primi mesi.

Nicolas invece è un uomo di 25 anni che da tempo soffriva molto: la mascella era gonfia e dolorante. La sua malattia gli è costata molto denaro e ha dovuto vendere 3 zebù per farsi curare da guaritori che usano le erbe, ma la situazione non migliorava. Era disperato quando ha incontrato padre Jeannot che lo ha indirizzato al dispensario. Anche suor Philemonde non ha potuto far nulla per curarlo, ma lo ha accompagnato a Tuléar (una città più grande, a circa 200 km di distanza) dove c’è un ospedale. Qui le indagini hanno rivelato la presenza di un tumore e dopo un ciclo di radioterapia Nicolas è stato operato. Ora è completamente guarito.

Togo: Anna

In Togo non esiste una sanità pubblica e tutto, proprio tutto, è a carico del malato (anche i guanti per la visita medica!). Da anni il Gruppo India sostiene Cuori Grandi, che con il suo dispensario va incontro alle necessità di chi vive nei dintorni di Amakpapé:

Da noi vengono tutti, non facciamo differenze di etnia o religione, tutti aiutiamo e, forse dobbiamo dire purtroppo, si diffonde tra la gente la notizia che da noi possono trovare un qualcosa; di conseguenza arrivano anche da molto lontano, oppure sono i medici e gli infermieri dell’ospedale che ci chiedono di aiutare dei casi di malati veramente gravi e poveri, per la situazione drammatica in cui si trovano.

Questa è la storia di Anna, 29 anni, una giovane donna del Nord del Togo. Quando Maristella l’ha vista, Anna aveva una pancia enorme e credeva fosse incinta di almeno due gemelli grossi… ma lei ha assicurato di non essere incinta e poi ha condiviso un po’ i fatti della sua vita. Viene da un villaggio vicino a Dapaong, 600 km più a nord. Vive semplicemente di agricoltura, nella regione delle savane, la sua mamma le vuole bene e per questo l’ha accompagnata fino ad Amakpapé nonostante gli impegni con gli altri figli ancora piccoli, Anna infatti è la prima.

Cosa le è successo? La sua pancia ha cominciato a crescere, fino a farsi molto voluminosa durante i due anni di malattia. Sì, due anni alla ricerca di aiuto per fare un intervento. Come molti togolesi, non avendo mezzi economici per un intervento, vanno nei così detti “camp de priere”, dei luoghi allestiti dalle sette protestanti/evangeliche dove ci sono grandissime tettoie sotto le quali la gente si sdraia, prega, si accascia e conversa con gli altri, poi ci sono i grandi tempi di preghiera di guarigione e liberazione. Malati di tutti i tipi arrivano accompagnati da parenti o conoscenti e possono restare anche per mesi, qualcuno per anni, prima di rientrare a casa. I “camp de priere” sono come una grandissima piscina di Siloe… Anna era finita in uno di questi camp de priere, sperando di ottenere la guarigione diretta da Dio. Però, dopo qualche giorno di permanenza, sente parlare di Amakpapé dove può trovare aiuto, come tutti. Con coraggio le due donne arrivano al dispensario di Cuori Grandi.

Subito pensiamo che dovremo aiutare per un parto difficile, visto il volume della esile donna, ma lei si affretta a dirci che non è un caso di gravidanza, che ha qualcosa in pancia. Facciamo dormire le due donne qui da noi per poterle portare poi a fare le analisi necessarie… Anna ha una cisti ovarica di ultra dimensioni. Il chirurgo, nostro amico, è disponibile adoperarla alla svelta, le toglie un pallone di 12 kg, sì, non mi sbaglio, 12 kg!!!! La pancia di Anna è scomparsa, appare la bellissima giovane donna che è. Intanto aspettiamo i risultati della biopsia, ma secondo i medici non è maligna e non c’è metastasi. Anna è fortunata, ora deve solo rimettersi in forma, le abbiamo affittato una stanza vicino all’ospedale finché sarà tutto a posto e potrà ripartire. Ora cammina già spedita e si nutre con quanto noi le passiamo per la convalescenza. Il chirurgo è soddisfatto. Noi siamo felici!

Voi ci conoscete, siete venuti a vedere e ci piacerebbe che ritornaste per constatare il bene fatto. Certo, solo Dio sa quante persone sono state aiutate e nel Suo libro della Vita ci saranno molte righe che parlano del Gruppo India…

Grazie carissimi. Vostre,

Maristella e Patrizia

Tanzania: Anna

Anna M. era incinta quando si è presentata alla clinica di Mwanza (Tanzania) gestito dalle Suore Canossiane: aveva delle eruzioni cutanee sul petto. Nella valutazione si è scoperto che si trattava di herpes zoster. Durante la visita piangeva e quando le è stato chiesto perché, ha detto: “Quando mio marito ha scoperto che avevo sviluppato questa malattia, è scappato e mi ha lasciata in una casa in affitto con due bambini di cui prendermi cura”.

È stata messa sotto farmaci antivirali, antibiotici, vitamine e con medicazioni quotidiane. Quando non poteva camminare fino alla struttura, le è stato garantito il trasporto. Inoltre le sono stati forniti alcuni nutrienti per aumentare la sua immunità. È triste che dai controlli si sia scoperto che è positiva all’HIV, ma quando due mesi fa ha partorito la gioia è stata grande: il bambino è perfettamente sano.

India: Suman

Ad Allahabad (Uttar Pradesh, India) aiutiamo le suore canossiane che assistono un colonia di lebbrosi, stanziata sotto un cavalcavia. Tra loro ci sono persone malate, ma altre che portano solo lo stigma sociale di questo morbo: figli di malati, rifiutati per questo dalla società. Tra le famiglie della Colonia c’è quella di una giovane donna che si chiama Suman. Sia lei che il marito sono sani, non affetti dalla malattia di Hansen, ma il padre del marito ne era colpito ed è morto di questa penosa malattia. Al solo vederla si poteva notare che Suman soffriva molto. Un giorno si confidò con la sorella che va settimanalmente alla Colonia a distribuire medicine e bende: le disse che aveva dato alla luce cinque creature ma solo la prima era sopravvissuta, le altre quattro erano morte nella prima settimana dopo la nascita; ora era nuovamente incinta, e il timore che il “maleficio” si sarebbe preso anche quella che aspettava la rendeva molto triste. La sorella intuì che poteva essere un caso di incompatibilità di gruppo sanguigno e la consigliò di andare all’ospedale per le analisi. Suman trovò un buon dottore che le disse di andare a partorire in ospedale e restare là con il figlio per una settimana per le cure necessarie. Purtroppo il costo sorpassava la possibilità economiche della famiglia.

Dopo che le suore la rassicurarono che avrebbero pagato la degenza e le cure, Suman andò all’ospedale dove diede alla luce una bella e preziosa creatura. Restò in ospedale una settimana, ricevette le cure del caso e quando la dimisero il marito presentò il conto alle suore che lo saldarono grazie all’aiuto del Gruppo India. Suman ha portato a casa una piccola vita salvata. Ora il tempo critico è passato, ha già due mesi. È la gioia di tutte le donne della Colonia, un vero segno di rinascita ed è stata il Bambin Gesù del Natale 2019.

Ciad: Mahamat

Questa più che una storia di vita cambiata è una storia di vita salvata…

Mahamat è rimasto orfano appena nato ma suo padre l’ha subito portato al Centro Nutrizionale di Goundi (Ciad). Questa è stata la salvezza per Mahamat perché nel suo villaggio non sarebbe stato possibile nutrirlo con latte artificiale: troppo alto il costo, troppo pericoloso l’uso di acqua non sempre pura…

Così questo piccolo è rimasto al Centro con la nonna per un paio d’anni, il tempo necessario a crescere e superare lo svezzamento. La presenza della nonna è servita a stabilire un legame stabile con la sua famiglia, in modo che il momento del rientro al villaggio non sia troppo traumatico. Il papà è venuto a riprenderli, accompagnato dalla sorella di Mahamat e tutti dicono un grande grazie per l’aiuto ricevuto dai benefattori che danno fiducia al Gruppo India.

Al Centro restano altri orfani e bambini con problemi di malnutrizione, ognuno con una persona cara accanto; un gruppo di circa 100-120 piccoli… Lo stesso giorno in cui Mahamat è partito, è arrivato subito un altro bambino bisognoso di attenzioni perché la mamma è morta per un morso di serpente (è arrivata troppo tardi in ospedale per poter ricevere il siero contro il veleno): un’altra sfida per quanti offrono cibo e amore qui a Goundi.