|
Natale 2011
|
|
|
Riceviamo questa comunicazione dalla comunità monastica di Deir Mar Musa (Siria), fondata dal gesuita Paolo Dall’Oglio e sostenuta, da anni, dal Gruppo India: impegno sociale e azione contro la desertificazione della regione. Cristo si fa uomo e viene ad abitare in mezzo a noi! Con questa consapevolezza vi partecipiamo
la lettera pervenutaci da una terra
bagnata ancora dal sangue umano.
Non distogliamo il nostro sguardo
dalla “fragilità” del piccolo Gesù,
la cui nascita celebreremo tra pochi giorni. p. Gianni Di Gennaro sj |
|
|
|
|
SIRIA: LA VITA DEVE COMUNQUE CONTINUARE ... |
|
|
“Cari Amici del Gruppo India ci rivolgiamo a voi per assicurarvi che stiamo, per grazia di Dio, saldi nella fede, consolati dalla speranza e appassionati dall’amore in questo periodo tragico e profondamente rigenerante per la nostra Patria araba, in questo mondo musulmano che costituisce tutta la nostra preoccupazione in nome della Chiesa. Tra i cristiani del nostro Paese, alcuni pensano che non ci siano alternative se non quella della repressione o quella del sottomettersi umiliante all’eventuale dittatura della maggioranza. Abbiamo sempre creduto, al contrario, che è possibile costruire gradualmente una società democratica e pluralista tuttavia capace di garantire i diritti delle minoranze religiose ed etniche e la dignità di tutti. Continuiamo a promuovere la non violenza. Il conflitto è nutrito dalle paure reciproche. Solo il dialogo attento al punto di vista dell’altro conduce alla riconciliazione nella giustizia. I danni inferti alla società siriana sono già irreparabili. Domandiamo alla pazienza misericordiosa di Dio di mostrarci qual è il nostro dovere oggigiorno. Resta che in prospettiva noi crediamo che la democrazia matura non sia un lusso occidentale né una deviazione ideologica. Nel suo discorso ai ministri, il Presidente siriano ha affermato che i popoli arabi sono capaci di democrazia quanto gli altri! /…/ Tenuto conto delle forze e degli interessi in gioco, l’unità nazionale si trova a rischio e la perdita di tale unità costerebbe inoltre una lunga e sanguinosa guerra civile. Nostra convinzione è che una larga maggioranza di siriani si riconosca ancora in una sola e indivisibile comunità di civiltà. /…/ Vogliamo ancora credere e siamo disposti a partecipare, nel quadro dei nostri doveri monastici, a questo lavoro di discernimento e di preparazione tanto difficile quanto urgente. Si tratta anche di valorizzare l’energia di rinnovamento rappresentata dai giovani, e questo, in vista dell’emergere d’una società civile democratica e pluralista che possa liberare i comportamenti individuali dal meccanicismo delle appartenenze claniche e confessionali. Preghiamo perché il circolo vizioso della violenza non s’imponga, che si trovi un mezzo per arrestare la deriva violenta e che la maturità del nostro popolo possa comunque disinnescare ogni tentazione terrorista. La riconciliazione tra tutti è il nostro desiderio più profondo. Giustizia e perdono si sostengono a vicenda. Nel monastero assistiamo di continuo ai benefici dell’attitudine di conversione, possibile grazie al dono del perdono. Sono ormai trent’anni che siamo a Deir Mar Musa e dieci anni a Qaryatein. La buona volontà della gente è una virtù che non dipende concretamente solo dalle condizioni istituzionali circostanti. Vogliamo continuare a cercare ovunque ed a promuovere sempre queste buone volontà nella pratica quotidiana della speranza. /…/ La vostra preghiera, il vostro aiuto, ci riempiono di riconoscenza. La vita deve continuare. Grazie dunque, grazie assai per la vostra amicizia!” (La Comunità di al-Khali, Siria) |
|
|
|
|
|
|