Pasqua 2013

FEDE E CARITA’…

 …CREAZIONE DELL’INCONTRO PERSONALE CON DIO

Qualche anno fa visitai un villaggio di un Paese africano. Mi trovavo in quella terra perché accompagnavamo la realizzazione di un progetto, a cui partecipavano uomini e donne appartenenti a varie tribù e clan etnici. In verità, col trascorrere dei giorni, cresceva in me lo stupore nel constatare tanta diversità presente nelle comunità e allo stesso tempo tante iniziative animate da un “sentire” comune che si traduceva in impegno per il bene di tutti i membri della parrocchia, costituita da vari villaggi. Riuscivano a coniugare interessi e motivazioni legate ai gruppi e ai luoghi di appartenenza con uno spirito comunitario rivolto a costruire insieme il bene comune. Interessato a voler approfondire quanto percepivo, mi rivolsi al parroco, anche lui membro di una delle tante etnie presenti nella regione che da molti anni seguiva le vicende di questa popolazione. Pur avendolo incontrato più volte non aveva mai fatto cenno a ciò che per me stava diventando il “segreto” di questa gente. La conversazione iniziò con il ricordo del suo primo ingresso nella parrocchia dove trovò una moltitudine di persone provenienti dai villaggi e appartenenti a varie realtà. In un clima di festa, dato l’evento, molti uomini cominciarono a prendere la parola affermando l’importanza del proprio gruppo di riferimento, richiamando l’attenzione su questioni non sempre condivise dagli altri gruppi. Era una “vetrina della vanità” in cui ciascuno esponeva i propri “gioielli” legati al “sangue”, alla cultura e alle tradizioni dei propri antenati; faceva seguito una lista di richieste sottoposte all’attenzione dei presenti. Niente riusciva a scalfire questa mentalità!

Per anni ho tentato di tutto, continuava il parroco, finché un giorno, io che portavo nel “sangue” i segni del mio clan, ebbi un’intuizione: era necessario orientare la catechesi e la pastorale sul mistero del corpo e sangue di Cristo come fondamento della nuova appartenenza. Con la partecipazione allo stesso banchetto eucaristico ci riconosciamo fratelli e sorelle dello stesso corpo. Non più il sangue della famiglia o del clan, non più il vincolo che lega all’etnia, ma solo il corpo e il sangue di Cristo ci dispongono ad un nuovo modo di stare insieme, di prenderci cura l’uno dell’altro e vivere con quella stessa passione, motivazione e interesse che caratterizza l’esperienza dell’appartenere a… La comunità, mi diceva, si costruisce e cresce quando i suoi membri sono disposti a rinunciare ed investire come fanno, per esempio, nelle loro famiglie. In questo modo, proseguiva il parroco, la condivisione domenicale del calice e del pane preceduti dall’annuncio della Parola, sono diventati la forza e l’espressione dell’essere fratelli e sorelle in un unico Padre. La domenica è la celebrazione comunitaria di un evento che continua nel tempo e nella vita ordinaria di tutti: l’amore di Dio si esprime nella sua carità attraverso il sacrificio di suo figlio Gesù Cristo.

l ricordo di questo incontro ha dato nuova luce al mio cuore e si associa a questo tempo di Quaresima che il Papa Benedetto XVI introduce con il suo messaggio: “Partendo dalla fondamentale affermazione dell’apostolo Giovanni: «Abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1 Gv 4,16), ricordavo che «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva…» (Deus Caritas est, 1) /…/ Quando noi lasciamo spazio all’amore di Dio, siamo resi simili a Lui, partecipi della sua stessa carità. Aprirci al suo amore significa lasciare che Egli viva in noi e ci porti ad amare con Lui, in Lui e come Lui; solo allora la nostra fede diventa veramente «operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6) ed Egli prende dimora in noi (cfr 1 Gv 4,12)”. Fede e carità, due dimensioni indivisibili della stessa realtà.

Auguri a ciascuno di voi, amici del Gruppo India, perché la Pasqua sia luce e vita.

p. Gianni Di Gennaro sj

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